Quattro giorni

La faro’ breve.

Anzi no.

Non lo so.

Non so più’ nulla da quando martedì’ pomeriggio sono diventata foster mamma di un dolcissimo bimbo di tre anni. Tony e’ un foster papa’ e siamo una super curly pretty awesome family.

Perche’ puoi anche leggere manuali per prepararti a gestire i capricci, esercitarti in letture della buonanotte, iscriverti a corsi online per cucinare sano per i bambini e tradurre mentalmente ninnananne dall’italiano all’inglese, e poi da un giorno all’altro ti arriva un cucciolo di uomo spaventato con tanti ricciolini crespi e ti sciogli e ti dimentichi tutto. E la stanza che era la stanzasenzafiglio diventa la sua stanza col suo letto dove la notte si gira e si rigira e mi dice I like this bed. Il lettino dove la notte russa perché’  e’ raffreddato e dove la mattina si sveglia e vuole la banana.

Quattro giorni e siamo già’ così’ rimbambiti esausti e felici come non mai e ci gira la testa.

E’ arrivato il momento di salutare questo blog, e tutti voi, almeno per un pochino.

Spero di ritrovarvi un giorno, magari in un altro blog, che parla della nostra nuova vita.

Bye Bye!!!

 

If you think you might come to California I think you should

IMG_9283Los Angeles a Natale come minimo ascolti tutto il giorno il Christmas album dei Beach boys e A Long December dei Counting Crows che sono meno tristi di quanto ricordassi e dicono Chelifonia più spesso di quanto ricordassi, poi incontri Babbo Natale ubriaco che canta Over the rainbow all’incrocio tra la Terza promenade e Broadway.

Come minimo Natale a Los Angeles ti diletti nello sport indigeno più gettonato, pattinaggio-su-ghiaccio-sciolto a dieci metri dalla spiaggia di Santa Monica, mentre sudi copiosamente sotto i guanti da neve che sei l’unica su dodici milioni di abitanti a soffrire di geloni (che in inglese si dice chilblains, nota di cultura generale).

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Natale a Los Angeles non puoi poi farti mancare il giro prenatalizio di tutte le rivendite di abeti quelli veri come nei film americani -solo che non sei a New York con Harry e Sally e ci sono 30 gradi- che li guardi a uno ad uno per scegliere il più bello, ma poi ti dispiace per l’albero che è stato tagliato vivo, e quello di plastica non sia mai, allora come l’anno scorso finisci da Whole Food a prendere il rosmarello, alberello di rosmarino, che poi lo ricicli pure al forno con le patate.

Come minimo Natale a Los Angeles organizzi una festa di Natale a casa tua promettendo libidinosi e svariati piatti tipici della tua terra a mille persone che tanto i piatti li lava Tony, detto anche Cappiddazzu (traduzione non pervenuta).

Come minimo con uno spirito natalizio che fa invidia agli spiritelli di Ebenezer Scrooge ti fai venire l’idea malsana di ricoprire l’alberello di biscotti di Natale fatti in casa a forma di forme di Natale (che le luci di plastica non sia mai) sperando che Cabiria non li faccia sparire nottetempo.

If you think you might come to California I think you should nanananana

Biscotti a forma di forme di Natale su albero di Natale

IMG_9272Ingredienti

  • 250 grammi di farina
  • 125 grammi di burro freddo
  • 125 grammi di zucchero
  • 1 uovo, pizzico di sale
  • zenzero in polvere
  • un cucchiano di estratto di vaniglia
  • mezza buccia di arancia biologica grattugiata
  • Latte un paio di cucchiai
  • Zuccherini colorati, scagliette di cocco, zucchero di canna q.b.

Come procedere

Impastare tutti gli ingredienti e far riposare l’impasto in frigorifero per almeno mezz’ora.

Ricavare tante formine a forma di forme di Natale, ricordarsi di praticare un forellino per lo spago che andrà messo dopo, spennellare con il latte e ricoprire di zuccheri colorati ma senza coloranti, zucchero di canna, scagliette di cocco. Sistemare i biscotti sulla teglia e cuocere a 180 gradi per 15-20 minuti.

Mettere a raffreddare per almeno 20 minuti, poi divertirsi a mettere lo spago ed appendere i biscotti.alberello al rosmarino

Scorze di arancia candite al cioccolato thanks to this recipe

Ingredienti
5 arance biologiche con la buccia spessa
250 gr cioccolato fondente biologico
acqua mezzo litro circa
zucchero semolato 450 gr.

Come procedere

Mettere a bagno le arance in acqua e bicarbonato, lavarle bene ed asciugare sotto l’acqua.
Da ogni arancia tagliare la calotta superiore e quella inferiore ed incidere la buccia in 4 spicchi. Staccare i 4 spicchi con le mani (la parte bianca deve venire via insieme alla buccia) e tagliarli  in scorzette di dimensioni simili, a me sono venute circa 5-6 scorzette per spicchio.
scorzette di arancia candite
Per fare perdere l’amaro della buccia:
In una grossa pentola, come quella per la pasta, mettere tutte le scorzette e ricoprirle di acqua fredda circa 3-4 cm oltre il loro volume. Mettiere la pentola sul fuoco e quando raggiunge l’ebollizione far cuocere le scorzette per 2 minuti, quindi scolarle, buttare la loro acqua di cottura, rimetterle nella pentola, e ricoprirle di acqua fredda come prima, far bollire per due minuti e scolare. Ripetere il procedimento per la terza volta.
Pesare le scorzette e metterle ancora nella pentola con acqua fredda pari al loro peso e zucchero sempre pari al loro peso: le mie pesavano 400 gr, perciò ho messo 400 gr d’acqua e 400 gr zucchero all’inizio, salvo poi aggiungere ancora 50 grammi di zucchero a metà cottura perche non mi sembrava abbastanza e mezzo bicchiere di acqua perchè era un po’ asciutto (processo scientifico).  Mettere sul fuoco, una volta che il tutto raggiunge l’ebollizione e lo zucchero si è sciolto, abbassare la fiamma e far cuocere per un’ora almeno.
Alla fine, la parte bianca della scorzetta diventa trasparente.
A questo punto scolare le scorzette e sistemarle ad asciugare sulla carta da forno per almeno 12 ore.
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Quindi finalmente ricoprirle di  cioccolato fuso a bagnomaria, immergendole per metà, e poi lasciarle ad asciugare sulla carta forno per un paio d’ore. Per far addensare meglio il cioccolato di possono trasferire in frigorifero o conservarle in barattoli.
scorzette di arancia al cioccolato

B(re)aking b(re)ad

breaking-bad-season-2Non avere la minima idea dell’esistenza di Checco Zalone, del significato di Peppa Pig e del ruolo di Mika nella società italiana è uno dei tanti vantaggi di vivere oltreoceano.

Nel lungo ed impervio processo di dis-integrazione, però, succedono altre cose.

Immerso nel mondo di Netflix, Walter White può diventare la tua nuova ossessione (e Jesse Pinkman il tuo nuovo sex symbol). Puoi ritrovarti a sorseggiare Soy Chai Latte da Starbucks sotto il falso nome di Amanda. Puoi cominciare a collezionare tutti i volantini di cibo take-away dalla cassetta della posta, che magari un giorno ti interrogherai su cosa mangiamo stasera, thai, cinese o messicano.

Misteriosi accessori fluorescenti cominciano a fare capolino dal tuo armadio (il cappello di opossum, quello ancora no). Inspiegabilmente ti ritrovi a giocare a bowling la domenica sera. Con nonchalance compri l’albero di Natale in infradito (non che mi lamenti…). Non ti viene più un infarto quando sali sulla bilancia (sono pounds!). Per i tuoi nuovi amici le impanate della nonna Maria diventano veggie-pies (tristezza).

E forse arriverà anche il giorno in cui capirai la differenza fra once liquide e once solide.

Italiano in America, ed americano in Italia,  dovevi però percorrere diecimila chilometri per tornare alle origini e sperimentare moltiplicazioni di pani ed affini con il famigerato lievito madre, che per Natale ti fa sentire un po’ più a casa, qualunque e dovunque essa sia.

happy holidays

Merry Christmas YO!

Pane natalizio ciambelloso con il lievito madre

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Impanate della nonna Maria

Ricetta dell’impasto: segreta, provate a chiedere alla nonna.

Ripieno versione vegetariana: feta e spinaci.

Ripieno versione vegana: tofu, broccoli e mandorle (e ripensandoci anche qualche oliva).

Versione chiusa (impanata) e versione aperta decorata stuccosamente con stelline ed alberi di Natale (featured Supercaliveggie).

Spennellate con il rosso d’uovo o con il latte prima di infornare.

impanate della nonna Maria

 

Quell’insostenibile contentezza dell’essere

Il problema di vivere a Los Angeles non è il traffico. E non è nemmeno la siccità o la faglia di Sant’Andrea, che si sa, quella è una bellezza naturale e non ci possiamo fare niente.

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La vera piaga è che, quasi sempre, senza un esplicabile motivo, e spesso anche di fronte alle peggiori calamità, sei sempre contento.

Avrei dovuto sospettare qualcosa la prima volta che ho messo piede all’aeroporto del LAX ed un poliziotto mi ha intimato Smile! ottenendo un sorriso tra il terrorizzato ed il perplesso.
Poi succede che tale irritante, disdicevole e pollyannesca attitidine si insinua subdolamente nel tuo subconscio, e continui a sorridere anche se stai sull’autobus per un’ora e mezza per arrivare al lavoro, se ti si versa tutto il pranzo a base di zuppa di piselli nello zaino, o se ti si bucano le calze viola nuove, che tanto freddo non fa.

umbrellas
Ma essere di buonumore persino quelle quattro volte all’anno che piove, quelle innumerevoli volte che il caffè ti spilla dal bicchiere di cartone mentre cammini disinvolta per strada, che nei film americani questo non succede mai, e ti scappa da ridere , e tutte quelle volte che perdi tempo al supermercato da Trader Joe che è così carino e colorato che ci vorresti passare la serata e comprare tutti i tipi di cereali, hummus al carciofo e preparati multigrain per pancakes: tutto questo, me ne rendo conto, comincia a diventare disgustoso e smielato.

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Ormai irrimediabilmente trasformato nella versione americana e più giovane di Tonino Guerra, ti garba pure abitare nella città più inquinata degli Stati Uniti, che l’aria ti sembra sempre più leggera di Milano, dove invece eri sempre incazzato, e senza motivo.

E se ti arrabbi, lo fai per cinque minuti o cinque secondi. Come quando ti ritrovi per sbaglio a comprare i platani al posto delle banane perchè volevi boicottare la Chiquita, e non sai che farci, che in fondo non ti piacciono nè gli uni nè gli altri, e allora ti inventi un dolcetto per qualcun altro, per dargli un motivo in più per sorridere.

platano plumcakePlumcake ”non ti arrabbiare” platani e pecan

Ingredienti

  • Un platano e mezzo
  • Latte di mandorla un bicchiere
  • Un uovo
  • Estratto di vaniglia un cucchiaino
  • Noci pecan una ventina circa
  • Olio evo due cucchiai
  • Farina integrale un bicchiere
  • Miele un cucchiaino
  • Zucchero di canna 150 gr.
  • Bicarbonato un cucchiaino

Come procedere

Tagliare il platano a tocchetti e frullarlo con il latte. Versare l’estratto di vaniglia, l’olio, lo zucchero ed il miele, e mescolare.  Aggiungere quindi l’uovo intero per ottenere un composto omogeneo, quindi incorporare la farina setacciata. Infine aggiungere il bicarbonato e mescolare bene. Il tutto deve risultare abbastanza compatto, quindi eventualmente aggiungere ancora un po’ di farina integrale.

Versare metà del composto in una teglia imburrata per plumcake, aggiungere una decina di noci pecan distanziate equamente, e ricoprirle con l’altra metà del composto, ugualmente ricoperto dalle altre noci.

Infornare nel forno già caldo a 175° per 40 minuti.

Smile!

Ragioni e sentimenti

Il momento è arrivato, ed è solenne, quindi un minuto di silenzio e dieci buone ragioni per acquistare il mio libercolo:

  1. Avrete l’opportunità di scoprire la mia vera, nascosta e inimmaginabile identità segreta. Come la Stella della Senna che in realtà faceva la fioraia, potreste imbattervi in un’eccentrica sceneggiatrice, una stramba neuroscienziata o una muscolosa personal trainer.
  2. Sono racconti lampo, brevi e leggeri, mica roba alla Ricerca del tempo perduto. Pfff!
  3. Il primo è liberamente ispirato ad un personaggio ben noto in questo blog.
  4. Sono storie adatte a tutte le età, potete farlo leggere a mamme, nonne, zie e bisnipoti. Tutti tranne il racconto numero otto.
  5. Ormai l’ho scritto.
  6. Se non vi piace, vi si offre rimborso quantificabile in vi dico come va a finire Grey’s Anatomy, consulto neurologico aggratis o corso di pilates su skype.
  7. Tengo famiglia.
  8. Dai che un po’ vi sto simpatica.
  9. I miei due unici lettori finora sono nientepopodimeno che positivi e pressochè entusiasti, ma trattandosi di Tony, che teme ritorsioni in cucina e non solo, e della mia migliore amica, che avrebbe potuto scriverlo lei, e pure meglio, mi serve l’opinione spassionata e sincera di voi lettori virtuali.
  10. Fa figo esporlo nella vostra libreria, perchè il titolo è in inglese, ma il libro è in italiano. Eh?

Un sentimento per cui mi sento di dire di NON acquistarlo (per la felicità della mia casa editrice, anvedi che piano promozione geniale?): una volta ho sentito alla radio che in media nel corso della vita una persona legge circa 400 libri (e a me sembrano pochi, ma io sono un po’ Supervicky). Quindi, secondo i miei calcoli, se quest’anno non avete letto ancora almeno sei virgola sei periodico libri di qualche grande autore, non perdete tempo col mio, ma dilettatevi piuttosto con Italo, Fedor o Francis Scott Key o chi vi pare.

Ma se invece siete satolli di letteratura illustre, o se i miei calcoli non vi tornano, e se per di più l’arancione si abbina ai mobili del vostro soggiorno, eccolo qui, appena uscito, fresco fresco di stampa.


Book Cover: Short Tales From L.A.

Short Tales from LA

Buon divertimento!

Miniporzioni di pasta al forno squash (arancione per restare in tema)pasta al forno squash

Ingredienti

Come procedere

Preparare la besciamella.

Accendere il forno a 200 gradi, quando è caldo riporre lo zucchino in una teglia con un centimetro di acqua, completamente rivestito dalla carta da forno, e farlo cuocere per 45 minuti almeno. Poi tagliare lo squash zucchino a tocchetti, rosolarlo nell’olio con uno spicchio di aglio, aggiungendo un po’ di acqua ed il prezzemolo, per una decina di minuti.

Versare la pasta nell’acqua bollente, scolarla al dente e condirla con la besciamella e zucchino. Riempire una teglia o miniporzioni con la pasta ed infornare a 200° per 20 minuti, lasciando gli ultimi due-tre minuti per il grill.

Buon appetito!

Tra cookies, libri e cognati senza jack leg

Mio cognato la bicicletta che gli avevamo dato per girare Los Angeles se l’è fatta rubare dopo una settimana, poi il giorno prima di partire se ne è ricomprata un’altra informandoci che gliela dobbiamo spedire a Roma, per una strana legge non scritta per cui se una persona ti presta qualcosa e la perdi te la ricompri uguale ma poi la vuoi indietro anche se indietro è a diecimila chilometri di distanza.

Mio cognato non mi ha cucinato neanche una torta nonostante io abbia sfornato focacce e cookies come un’invasata, ha sostenuto che il jack leg non esiste (e come dargli torto), e spesso e volentieri si è dilettato ad entrare in casa dalla finestra. Mio cognato mi ha fatto incazzare un sacco di volte ma poi per farsi perdonare tornava nel cuore della notte con un orsetto di peluche dalle gambe troppo lunghe vinto alle giostre di Santa Monica o mezzo burrito per colazione.

Mio cognato mi ha fatto sentire la persona più noiosa e conservatrice della terra, io che mi sono sposata a Las Vegas con un vestito troppo corto comprato a Camden Town in quel di Londra per ventitrè sterline. Ma questo ve lo racconto un’altra volta.

Mio cognato non ha trovato neanche un’americana da sposare, e forse è stato meglio per tutti.

Adesso che mio cognato è partito mi sembra di essere tornata dalla guerra, che sei contento ma anche parecchio traumatizzato. Ma non è per questo che cucino poco e scrivo ancora meno.

La verità e che sono in lizza per il Nobel del Multitasking, chè se non esiste dovrebbero proprio istituirlo, e vi assicuro che lo vincerei io, o comunque ci andrei vicina. E mi va bene pure l’Ignobel.

Delle inenarrabili vicende di Supercaliveggie proiettata su Downtown LA sulla 405 a mille corsie nella sua Toyota Corolla usata color cielo di Milano a novembre, o sulle colline di Brentwood all’alba di un jogging improbabile, potrebbe pure parlare il mio secondo libro, se solo avessi tempo di scriverne l’incipit o magari di comunicare al mondo che nel frattempo sta per uscire il primo, di mio libro.

Ma anche questo ve lo racconto la prossima volta. Per stavolta vi lascio solo qualche cookies, un po’ di mistero che in tempo di Halloween ci sta sempre e la promessa di tornare presto!

Mixed Nut Trails Oatmeal vegan cookies IMG_9130

Ingredienti

  • Avena due tazze
  • Zucchero di canna mezza tazza
  • Miele un cucchiaino
  • Latte di soia mezza tazza
  • Yogurt 100 gr
  • Olio 50 ml
  • Farina integrale una tazza
  • Frutta mista secca mezza tazza 1 tazza
  • Cocco in scaglie
  • Un cucchiaino di estratto di vaniglia
  • Bicarbonato mezzo cucchiainooatmeal cookies

Come procedere

Preriscaldare il forno a 180° ed ungere una teglia da forno. In una ciotola di medie dimensioni, mescolare insieme la farina, il bicarbonato di sodio, l’avena e lo zucchero di canna. Nella stessa ciotola , aggiungere l’olio, il latte di soia, lo yogurt e la vaniglia, ed amalgamare fino a quando la miscela è completamente omogenea. Prendere circa 2 cucchiai di impasto, farne una palla e poi appiattire con le dita. Mettere sulla carta da forno, fino a ricoprirla tutta, facendo attenzione a distanziare i cookies se no si attaccano! Alla fine spolverare con qualche scaglia di cocco. Cuocere in forno per 15 minuti a 180°. Togliere dal forno e lasciate raffreddare.

Mio cognato è figlio unico

Mio cognato è tante cose.

E’ scapestrato, affettuoso ed irascibile.

E’ femminaro, imprevedibile e tenero.

Mio cognato abita a Roma.

Mio cognato quando si è svegliato dal coma dopo l’incidente in moto ha guardato suo fratello dritto negli occhi ed gli ha detto Tony toglimi tutte queste cose di dosso oppure mi alzo e me ne vado. Aveva tre arti ingessati e ferri e chiodi e fissatori da tutte le parti.

Mio cognato dice che quando fa trent’anni mette la testa a posto.

Una volta ho detto a mio cognato mi piacerebbe avere un gattino e dopo una settimana è arrivato con la macchina da Roma di notte e sul sedile davanti c’era un gatto e questo gatto era Cabiria, piccola e con un ascesso sulla fronte. L’ho trovata vicino al porchettaro, mi ha detto.

Quando abitavamo a Milano mio cognato si presentava all’improvviso, stava a casa nostra per mesi, faceva la riabilitazione, nonchè si faceva l’infermiera ma poi s’innamorava della fisioterapista.

Mio cognato l’inglese non lo sa. Mio cognato dice vengo in America per maturare e portarmi a letto tutte le ragazze che posso. Portarsi a letto non è esattamente il termine che ha adoperato.

Mio cognato si arrabbia se gli dicono che assomiglia a suo fratello, e poi quando ti abbraccia ti stritola.

Mio cognato quando ha deciso di venire a trovarci a Los Angeles ce l’ha detto il giorno prima ed è partito con mille dollari in tasca. Mio cognato non ha la carta di credito.

Le mie amiche dicono che mio cognato è un gran figo, ma per me è solo mio cognato.

Mio cognato mi fa preoccupare quasi tutto il tempo.

Nella vita mio cognato fa il pasticcere.

Io adoro mio cognato.

Crostatine di crema pasticcera e crema al cioccolato con frutta aspettando mio cognato

Ingredienti

Pasta frolla vegana quicrostatine crema

Crema pasticcera

  • 4 tuorli d’uovo
  • 4 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di farina
  • mezzo litro di latte di soia alla vaniglia
  • 300 ml di panna da montare
  • cacao in polvere due cucchiai

Frutta a piacere (uva, lamponi, ribes)

Come procedere

Preparare la pasta frolla vegana come indicato qui. Una volta ottenuto l’impasto, riporre in frigorifero per mezz’ora e poi dividere il composto in piccole parti per ottenere dei piccoli cestini da cuocere nella teglia per muffin, ricoperti di legumi secchi a 150° per 25 minuti.

Per la crema pasticcera vedi qui (unica differenza ho usato il latte di soia alla vaniglia). Una volta pronta, lasciare dividere la crema in due ciotole, aggiungendo in una delle due un paio di cucchiai di cacao, mescolando ancora qualche minuto sul fuoco per farlo sciogliere meglio. Far raffreddare.

crostatine crema e cioccolato

Una volta sfornate le crostatine, lasciare raffreddare per una ventina di minuti, quindi appoggiarle sul vassoio e riempirle con la crema alla vaniglia o al cioccolato, mettere in frigorifero per almeno mezza giornata così che la crema si rassodi (io le ho preparate la sera prima e lasciate tutta la notte) e decorare con frutta a piacere prima di servire.