Fusa e confusa

Vagare fusa e confusa all’aeroporto continuando a ripetere sorry e thanks a tutti, cercare istintivamente l’appendiborsa nei bagni pubblici, entrare come un automa da Liu Jo al terminal 1, ascoltare i commessi che spettegolano e si lamentano in t-shirt rosa fosforescenti, chiedere informazioni alla tipa dell’Alitalia che ti guarda annoiata masticandoti in faccia la chewing-gum a bocca spalancata.

Qualcosa mi dice che sono di nuovo in patria, nonostante la mente annebbiata dal poco sonno, corse trafelate per prendere coincidenze internazionali e chiacchiere incessanti del vicino sulla tratta Los Angeles-New York che attacca bottone fissando il mio libro con un ”abiti a New York, vero?” ”No, a Los Angeles” ”Ah e leggi?” …

E poi arrivare a casa, non trovare più il tuo cane che scodinzola tutto, mangiare gli arancini vegetariani per merenda, che sarebbero anche le sette del mattino, rassicurare le tue scarpe abbandonate un anno fa che, si, non vi preoccupate, sono tornata, e facciamo una bella festa tutte insieme come ai vecchi tempi, scoprire con gioia che esiste la granita di ricotta, non riuscire a decidere se sono meglio le ciliegie o i gelsi bianchi,  paragonare una sicily seaetna and seabike lanebella corsa a Santa Monica al lungomare di questa mia città.

From Italy with love.

SCV

Like kinda pretty cool

Dopo un anno di american life, mi rendo conto di aver acquisito fluenza e proprietà di linguaggio quando dall’alto della mia biciclettina urlo isterica a qualsiasi automobilista che si avvicini troppo o tenti di tagliarmi la strada ”YOU WANNA KILL ME???”.

Che poi in casa si cominci a parlare un misto di italian-siculo-californiano con una reminiscenza di accento milanese al ritmo di ti finisti tutto lu juice, le mie chiavi sono disapparse e unni mittisti le mie stuff… questi sono dettagli.

Mi sento quindi in dovere di introdurre la prima parte del manuale ”Come sopravvivere in American California”:

  1. Per fingere un uso spavaldo e disinvolto della lingua, ogni due o tre parole infila un like, kind of, like kind of, ed inizia ogni frase urlando I know!
  2. Quando non sai che verbo usare, get va bene per tutto.
  3. Yes e No sono da sfigati, per dire si o no rispondi convinto Yep, Nope, No way.
  4. Yay per esultare ma con compostezza.
  5. Life is good, and awesome è il tuo aggettivo preferito.
  6. Se sei donna, non rimanerci male quando il commesso delle poste si appella a te chiamandoti ripetutamente Man.
  7. Il concetto di funny è non in realtà è così divertente. Fun è incontrare qualcuno che conosci al supermercato, è un intercalare prima di raccontare i fatti tuoi, è la premessa che fai al tuo capo prima di inventarti una scusa sul perchè sei arrivata in ritardo. It’s funny…
  8. Quello che è davvero divertente e ti fa scompisciare è piuttosto hilarious.
  9. Se hai fame e, come la maggior parte degli italiani, confondi hungry con angry (che poi spesso si equivalgono, no?), dì semplicemente starving.
  10. Il cucumber è cetriolo, non cocomero, e se non dici giladow invece di gelato non ti capiscono.
  11. Meglio una h in meno pronunciata davanti ad una parola che certe aberrazioni tipo hi-phone.
  12. Quando cominci a non poter più fare a meno del chai latte, a preparare burro di arachidi in casa ed a scrivere spaghetti con la y, è ora di tornare in patria per una luuunga vacanza!

Quindi baci abbracci e cookies per tutti, ed a presto con i racconti del giro del mondo in 30 giorni.

Peanut butter cookies

peanut butter cookiesIngredienti

  • 200 gr di farina
  • 250 gr di burro di arachidi naturale
  • 10 cucchiaini di sciroppo di acero
  • 2 cucchiai di olio
  • 3 cucchiai di yogurt di soia
  • mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
  • bicarbonato
  • zucchero a velo

Come procedere

Amalgamare il burro di arachidi con lo yogurt, l’olio, lo sciroppo e l’estratto di vaniglia, aggiungere a poco a poco la farina ed il bicarbonato. Su una placca da forno posizionare dei mucchietti e cuocere i cookies in forno preriscaldato a 180 gradi per 15-20 minuti. Una volta freddi spolverare con lo zucchero a velo .

Con Barney da Barney

Per movimentare la mia vita sociale che ultimamente consiste in lunghi ed estenuanti staring contest con Cabiria, puntualmente vinti da lei, venerdì scorso mi sono precipitata da Barney insieme a Tony, Yazi, i suoi cento cugini e fratelli arabici, qualche scienziato pazzo del laboratorio di chimica, e gli immancabili amici del calcetto pick-up del mercoledì sera. Unica mia amica presente alla serata di nome faceva Margarita, chè quelle in carne ed ossa snobbano lo sbevazzare ed il gozzovigliare. Eccezion fatta per La Cana che una volta si è ubriacata con mezzo Bacardi Breezer al gusto di pompelmo.

In quella che si trasformerà in una serata pseudohollywoodiana con contaminazioni circesche, la star della serata si è rivelata la versione hipster-californiana di sangue irlandese del Barney di How met your mother, uno strambo personaggio amico di Yazi che con la sua immancabile camicia immacolata, panciotto, cravattino e pantalone di velluto a costine in tinta regala teatralità a gogo, strizzatine d’occhio alle cameriere, nonchè ricette verdi come la sua terra a base di chips di kale.

Mentre cerco gentilmente di scansare le mozzarelline fritte ed unte che  si ostinano di offrirmi, comincio a notare un certo movimento di sbrilluccichii fruscianti, zigomi rifatti e mise improbabili, su e giù per le scale. Con una rapida incursione scopro che al piano di sopra c’è una folta cricca di attori, registi e compagnia bella in occasione della premiere dell’ultimo film inutile su supereroi aitanti e superoine supersexy, in proiezione al cinema accanto. Non molto dopo il tavolo accanto al nostro viene invaso da un gruppo di plurisessantenni in maglietta arancione fosforescente e trombette starnazzanti, provenienza Florida, in piena fase di festeggiamento di qualche sport americano dalle regole incomprensibili ai più.

Incredula stringo forte Margarita quando mi vedo piombare davanti un paparazzo dalla giacca svolazzante, indeciso se immortalare il Barney nostrano. E’ lui o non è lui? Per sicurezza il paparazzo gli scatta una foto e si dilegua un attimo dopo.

Kale chips alla Barneykale chips

Ingredienti

  • Un cespo di kale (cavolo riccio)
  • Olio d’oliva
  • Sale

Come procedere

Accendere il forno a 175°. Lavare il kale, separare le foglie dal gambo, quindi tagliare le foglie in 3-4 pezzi. Disporre le foglie in una teglia con la carta da forno, irrorare con un cucchiaio di olio di oliva e due-tre pizzichi di sale. Fare cuocere per 15 minuti.

Dove eravamo

Ultimamente latito, lo so.

Latito, vado al lavoro, cerco di essere gentile con la mia vicina di scrivania che quando è di buonumore mi offre i biscottini al cioccolato e menta, quando non lo è mi frega e mi costringe a comprarli, che sono quelli che vende agli scout la sua figliola, guardo fuori dalla finestra e mi distraggo osservando lo scoiattolus voracis tipico della fauna di UCLA che si arrampica in cima all’albero e mi guarda con occhietti assassini.

Mi debilito studiando per un impossibile esame di abilitazione americana, mantenendo comunque l’abbronzatura di una che sembra appena tornata da Zanzibar, mi costringo a riprovare l’esperienza-parrucchiere e mi sveglio alle cinque del mattino per andare a contemplare l’alba sul mare con Tony in un accesso di romanticismo salvo poi accorgerci che il sole tramonta, non sorge sul mare da queste parti.

Partecipo ad affollati potluck, dove reco orgogliosa salame al cioccolato annaffiato al rum e faccio ubriacare gli ospiti. Gioco a poker in inglese senza conoscere le regole, in nessuna lingua. Decido di cucinare le madeleine solo perchè sto leggendo Alla ricerca del tempo perduto dimenticandomi che non posseggo nè le formine nè il the al sapore di tiglio. Prendo lezioni di guida con la macchina giapponese di amico coreano sfrecciando a 20 miglia all’ora nel parcheggio dell’ospedale dei veterani, che poverini non bastava la guerra,  a loro insaputa continuano a rischiare la vita ogni sabato pomeriggio.

Frequento gente pericolosa che mi tenta con il chubo chubo, non una danza hawaiiana, non un’illecita sostanza messicana, ma una nuova esperienza pseudoculinaria in cui ti siedi al bancone del ristorante giapponese afferri poco convinta i bastoncini immergi verdure crude nel pentolone di acqua bollente poi le tiri fuori  totalmente a caso e le gusti accompagnate da riso tofu noodle salsine variegate. Risultato cibo dappertutto pavimento sedia bancone (capelli), più fame di prima e 40 dollari in meno.

E comunque sono tornata. Con una crostata vegana, per l’esattezza, per festeggiare il ritorno e rifocillarmi/vi dopo tutti questi eventi a dir poco emozionanti.

Crostata vegana del latitante ai doppi mirtilli

Ingredienticrostata vegana mirtilli

Per la crostata:

  • 225 gr di farina
  • 2 cucchiai di zucchero
  • la buccia di un limone grattugiata
  • mezza bustina di lievito
  • 
75 ml di latte di soia
  • 
50 gr di olio extravergine d’ oliva

Preriscaldare il forno a 150 °C. Versare la farina in una scodella e fare la fontanella nella quale versare l’olio, il latte di soia, i due cucchiai di zucchero, il lievito e la buccia del limone grattugiata; amalgamare bene tutti gli ingredienti  ed unire a poco a poco la farina, lavorando il tutto per qualche minuto. Stendere l’impasto in una teglia unta e cuocere per venticinque minuti ricoperta di legumi secchi.

Per la crema pasticcera:

  • 250 ml di latte di soia alla vanigliacrostata mirtilli
  • 1/2 cucchiaino di curcuma
  • 2 cucchiai di olio
  • 2 cucchiai di farina
  • 2 cucchiaini di zucchero a velo
  • un pezzetto di buccia di limone
  • estratto di vaniglia

Per la decorazione:

  • mirtilli freschi
  • mirtilli secchi

In un tegamino scaldare l’olio a fuoco basso, aggiungere la farina e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo, quindi versare il latte a filo sempre mescolando per circa una decina di minuti. 
A fine cottura unire il pezzetto di buccia di limone, lo zucchero a velo ed un cucchiaino di estratto di vaniglia. 
Lasciar intiepidire prima di farcire la crostata, e ricoprirla con i mirtilli freschi e quelli secchi.

Dicono

Beach library surf

Dicono che Los Angeles sia una città creativa, immensa e imprevedibile.

Dicono che SuperCaliV ispirata da cotanta metropoli ci abbia scritto un libercolo contenente nove racconti un poco sghembi.

Dicono che il primo di questi racconti sghembi sia liberamente ispirato ad una persona realmente esistita ed esistente, denominata amica V. in codesto blog.

Dicono che un giorno non molto lontano nel recente passato SuperCaliV  abbia trovato nella casella della posta il messaggio di una casa editrice non proprio sfigata che le comunicava che questo libercolo si potrebbe anche pubblicare, ed allegava un contratto di cinque pagine pieno zeppo di parole serie serie.

Dicono che SuperCaliV si debba ancora riprendere dalla notizia.

Così dicono.

shhhhhh  by Ann Price

Sex&the405

Riepilogando.

Cisco è ripartito sconsolato per l’Italia e pare che non ne tornerà mai più dopo essere stato respinto da R., nonostante avesse usato le più fini arti della seduzione, tra cui vuoi-salire-a-bere-qualcosa-da-me. In tutte codeste vicende pseudoromantiche, Yazi è rimasto come la Svizzera, neutrale, s’interessa solo di ricette di hummus e non ha mai visto Taxi Driver. R, da parte sua, ha sempre un debole per l’Uomo Coreano senza Enzima, ed ha pensato (male) di coinvolgermi in un disperato tentativo di approccio sotto forma di cena intima a quattro a casa sua, con tanto di regalini, proiezioni di foto raffiguranti tutti i momenti epici trascorsi insieme e sottofondo musicale di Gangnam style. Proprio quando lei era sul punto di offrirgli il dessert, Tony pieno di occhiate di risentimento, ed io sull’orlo di una crisi di nervi, lui è ingratamente sgattaiolato via per telefonare alla fidanzata in Corea. Fine della storia.

Così, quando R. l’altro giorno in una delle nostre ipocaloriche pause pranzo mi ha guardato dritto negli occhi esordendo con un ”ma noi due non parliamo mai di uomini”, ho resistito all’impulso di alzarmi e andarmene, che di un’altra cena a casa sua a base di sedano e carote non avevo tanta voglia. Ma poi R. mi ha confessato qualcosa che mai potevo immaginare.

Che lei esce con tantissimi uominonline-datingi, da anni. Rigorosamente alti, sportivi e quarantenni, li seleziona accuratamente tramite siti di dating online in cerca dell’anima gemella, sentendosi un po’ Meg Ryan in C’è posta per te. Che io credevo fosse da sfigati single incalliti sfatti senza speranza, ma invece pare essere pratica usuale ed inveterata di moltissimi americani, con nulla da vergognarsi o da nascondere. Così fan tutti qui in America. E allora mi sono documentata.

Lo sapevate che in U.S. la gente spende all’incirca 1.7 billioni di dollari all’anno per i servizi di dating online? Sapevatelo!

In questo Paese che vive l’ansia da prestazione del primo date come se stessero andando a laurearsi ed in commissione c’è il tuo ex-professore che ti odia (true story), è del tutto normale per un single compilare il proprio profilo online, trovare una decina di possibili match, chattarci per qualche giorno, flirtarci al telefono e poi uscirci per davvero. Alcuni siti sono free, ma quelli più seri, con tanto di questionario che quota la percentuale di compatibilità con la persona dei tuoi sogni, sono a pagamento, con membership che vanno da 50 dollari al mese in su ma soprattutto denominazioni imperdibili, tra i quali si annoverano: Ok Cupid, Love Awake, Date Hook Up.

E poi MatureSingleOnly, HowAboutWe e PlentyOfFish, anche se devo dire trovo particolarmente riusciti OnlineBootyCall e DateAcougar.

Ma decisamente su tutti vince Sex and the 405.

Nella speranza che R. possa servire il dessert al suo Tom Hanks al più presto.

Pere al cioccolato affogatepere al cioccolato

Ingredienti:

  • Una pera
  • Zucchero un cucchiaio
  • Cioccolato fondente 20 gr.
  • Cioccolato amaro in polvere un cucchiaio
  • Yogurt intero 80 gr.
  • Estratto di mandorla
  • Mandorle tostate non salate 8-10

Come procedere:

Lasciate cuocere la pera sbucciata (ma con tutto il torsolo) in poca acqua bollente con lo zucchero per una ventina di minuti. Quindi mettere a raffreddare su carta assorbente. Sciogliere il cioccolato a bagnomaria aggiungendo un cucchiaio di sciroppo. Lasciare raffreddare il cioccolato un paio di minuti. Mescolare lo yogurt con l’estratto di mandorla, metterlo in una coppetta. Quindi riporvi la pera, ricoprirla quanto basta di cioccolato e scagliette di mandorle. Fare solidificare e servire.

Le strane coppie

STRANACOPPIACome tutte le coppie che stanno insieme da un infinito tempo indefinibile, in Italia avevamo le nostre amicizie di coppia, di quelle coppie indistruttibili che anche loro hanno perso il conto di anni, mesi e giorni.

Queste amicizie sono sempre nel nostro cuore (vedo una lacrimuccia), ma siccome la vita continua, stiamo provando allegramente a rimpiazzarle (com’è che non la vedo più).

Messe momentaneamente da parte le complesse ed intricate figure geometriche venute fuori fra amica R., CoreaMan, Cisco, Yazan, lontane fidanzate ipergelose, varie ed eventuali, di cui vi delizierò prossimamente, siamo ufficialmente alla ricerca della nostra coppia ideale. Di quelle che il Capodanno più bello è stato quando eravamo sono noi quattro ed il Berlucchi, di quelle che dopo un hiking di cinque ore e parecchissimi metri di dislivello sulle montagne di Bardonecchia si dimenticano di portare il pranzo, e gli vuoi bene lo stesso, di quelle che per tre anni abbiamo ascoltato solo i Gogol Bordello, di quelle che programmi ancora le vacanze insieme da due continenti diversi in un terzo continente ancora.

Non che la fortuna ci abbia assistito finora.

Abbiamo tastato il terreno con una coppia di tedeschi biondissimi serissimi occhi azzurrissimi dalle poche calibrate battute di spirito. Dopo una serata rigida ed impettita, abbiamo optato per una cenetta con un simpatico libanese fissato con Clint Eastwood e la sua dolce compagna indiana.  Appassionati di cucina e spaghetti-western, lui ci è caduto dal cuore quando ben presto abbiamo scoperto che lei non era l’unica dell’harem.

Abbiamo brevemente ripiegato sulla coppia italiana, con cui condividere fin troppo scontate lamentele per il caffè, consigli di panificazione, e patetici momenti di nostalgia, che ci hanno quasi condotto in un momento di debolezza ad accettare l’invito di V. per una serata a quattro con il suo ultimo boyfriend, conosciuto nella sala di aspetto dell’analista. E io che credevo succedesse solo nei film.

Attualmente abbiamo un flirt con una coppia di ungheresi matti che ci propinano serate a base di intricatissimi giochi da tavola abbinati ad alcolici balcanici ricavati da qualsiasi tubero e/o ortaggio, con il rischio di ritrovarci in coma etilico dopo una lunga sessione di Cards Against Humanity.

Ma forse la strana coppia, in fondo, siamo noi, ed i nostri amici, accoppiati e non, ci mancano assai. Al culmine di un momento di sentimentalismo puro, oggi vi propongo un romantico menu per tutte le strane coppie.

From Los Angeles, with Love.

Antipasto

Mousse rosa di barbabietolamousse barbabietola

Ingredienti

  • 1 barbabietola rossa piccola cotta
  • 1 yogurt greco 125 gr.
  • cumino in polvere q.b.
  • olio d’oliva extravergine q.b.
  • sale e pepe q.b.

Come procedere

Frullare tutti ingredienti, mettere nelle coppette o nei bicchieri da Martini (consigliatissimo), tenere 3-4 ore in frigorifero e servire.

Primo

Vellutata piccante di patate dolci

vellutata carote e patate dolciIngredienti

2 patate dolci medio grandi

due carote grandi

latte di soia 100 ml

farina 100 gr.

olio d’oliva extravergine q.b.

sale e pepe e peperoncino q.b.

Come procedere

Lavare, sbucciare e tagliare a fettine le patate e le carote, metterle in una pentola di 8 pollici di diametro (di medie dimensioni) appena coperte dall’acqua bollente, aggiungere un cucchiaino di sale, mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo tostare in un padellino la farina. Dopo circa venti minuti, quando patate e carote sono a metà cottura, aggiungere il latte tiepido e la farina tostata continuando a mescolare. Aggiungere sale e pepe q.b. Lasciare cuocere per altri venti minuti circa. Poi frullare e servire con olio e peperoncino.

Secondo

Cuoricini di cavolfioretimballini cavolfiore

Ingredienti

  • Un cavolfiore
  • Uova 2
  • Carote 3
  • 1 limone
  • pangrattato
  • 
Olio extravergine d’oliva, sale, noce moscata e aneto q.b.

Come procedere

Cuocere il cavolfiore e le carote al vapore, poi schiacciarli con la forchetta aggiungendo le uova, il sale, tre cucchiai di pangrattato, il limone, l’aneto ed un pizzico di noce moscata. Oliate le vostre bellissime formine da forno e riempitele con il composto. Mettete in forno per 25 min. a 180°C.

Dessert

Dolcetti fondenti ai lamponi

Ingredientidolcetto_fondente

  • 50 g di cioccolato fondente
  • 
100 g di burro
  • 100 g di zucchero
  • 
40 g di farina 00
  • 
pangrattato
  • 2 uova
  • 100 g di lamponi
  • 
zucchero a velo
  • 1 pizzico di sale

Come procedere

Fare sciogliere a bagnomaria il cioccolato tagliato a pezzetti con il burro ammorbidito a pezzi e lo zucchero, mescolando in continuazione. Lasciare intiepidire il tutto, quindi aggiungere le uova, 1 alla volta, la farina setacciata e un pizzico di sale. Mescolare bene per ottenere un composto omogeneo. Imburrare gli stampini e spolverizzali con il pangrattato, quindi suddividere il  composto di cioccolato negli stampini.  Coprirli con un foglio di alluminio e riporli in freezer per 2 ore, in  modo che il composto si congeli. Infine eliminare l’alluminio, trasferire gli  stampini in forno già caldo a 220°C e cuocere per 15-16 minuti.
Servire i dolcetti nei piatti con i lamponi, eventualmente spolverizzati con lo zucchero a velo.