Come il ketchup sul melograno

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Hai bisogno di gridare?

Si, mommy.

Ok, aspetta che parcheggio.

Parcheggio. Apro la macchina, estraggo Baby L. per sua protezione, chiudo la macchina, gli dico Vai.

Little Brother urla, forte, acutissimo, per quindici-venti secondi, poi smette, mi guarda, aspetta la seconda domanda. Ancora un po’? Si, ancora un po’ (I have some more in me). Altre urla, meno prolungate, soddisfatte. Apro lo sportello, hai finito? Si mommy, ho finito.

Questa scena si è ripetuta ogni giorno per gli scorsi quattro mesi. Non ci vuole una laurea in psicologia per capire perchè. Poi improvvisamente l’altro giorno torniamo a casa, scendo dalla macchina, mi guarda e mi fa – Mommy, non ho più bisogno di gridare.

E vorrei dirvi che dopo questa straziante scena hollywoodiana strappalacrime magicamente tutto è risolto, che Little Brother è un piccolo Lord adesso, che si lava i denti senza ballare la macarena, che ha smesso di versare il caffè di Tony tutte le mattine a tavola e che non mette più il ketchup sul melograno.

E potrei anche parlarvi  di K., che è sempre più alto, più magro, più sdentato e sempre bello, ossessionato da Pina Bausch e terrorizzato da Donald Trump – e come dargli torto. O potrei parlarvi di Baby L., che a diciassette mesi le ha tutte vinte perchè troppo adorabile per dirgli di no e probabilmente fa tutte quelle cose che fanno tutti i baby di diciassette mesi ma che per noi sono incredibili anche quando ripete Daddy quattrocento volte (che potrebbe anche essere interpretato come dirty o guarda a seconda del contesto).

Ma questo post è dedicato a Little Brother, ormai fratello di mezzo e figlio perso e ritrovato.  Ritrovato questa volta per sempre, visto che fra dieci giorni firmiamo le prime carte dell’adozione, al sicuro con noi per sempre, anche se per farglielo capire dobbiamo ballare la macarena con lui e arrotolarlo come un salame nel tappetino yoga e portarlo a correre dopo cinque ore di hiking la domenica- almeno ci teniamo in forma. Perchè lui ora ride un po’ di più e ci guarda negli occhi un po’ di più, e a volte chiede per favore di mettere il ketchup sul melograno.

E se qualche volta gli scappa un urlo, non ci fa niente.

 

 

 

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24 thoughts on “Come il ketchup sul melograno

  1. Ogni tuo racconto mi emoziona fino alle lacrime. Seb e io abbiamo voglia di rivedervi e conoscere i vostri tre bambini. Potrebbe essere a febbraio……salvo imprevisti! Siete davvero unici, non rari. Un abbraccio da Milano.

  2. leggere le tue parole strappa un sorriso e uno sguardo pieno di ammirazione. Tre pargoli da gestire e senza lamentarsi.
    Certo che il ketchup sul melograno è un insulto allo stomaco 😀
    Ci credo che sia terrorizzato da Trump. E’ qualcosa di diabolico ma gli americani ce la mettono tutta per battere anche gli italiani in masochismo.

  3. Che ansia nell’iniziare a leggere e che brividi nel continuare. Un respiro di sollievo, giuro, nel sapere delle carte firmate.
    E le urla…a volte scappano anche a me.
    Vi abbraccio.

  4. ti ammiro davvero, per tutto quello che fai, per la mamma meravigliosa che sei, per la pazienza che riesci ad avere in situazioni che tu fai sembrare facili con i tuoi racconti ma che so (dopo l’esperienza al centro di neuropsichiatria infantile con assistenti sociali e psicologi) quanto in realtá possono essere difficili e mettere a dura prova davvero.
    un abbraccio a te ed ai tuoi bambini

  5. Pingback: SABATOBLOGGER 49 – I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

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