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Fullest house

Non so se ce la facciamo è il nostro nuovo mantra.

Little Brother è arrivato stasera, e io dovrei essere felice, ma non ci riesco. Dopo dieci giorni di tachicardia, dieci giorni in cui l’assistente sociale mi diceva ve lo porto oggi o domani, dieci giorni in cui abbiamo mangiato tortellini agli spinaci con la salsa al pomodoro tutte le sere perchè sono i suoi preferiti, dieci giorni in cui mi sono seriamente chiesta se mi fossi immaginata tutto, oggi lui dorme nel suo lettino, e non è stato facile mettercelo, e non sarà facile tutto il resto.

Little Brother è stato con noi un mese e mezzo, l’anno scorso, e non aveva neanche tre anni, poi per cinque mesi ha vissuto con la bisnonna, cinque mesi in cui mi dicevano che stava bene e andava all’asilo, ci avevo fatto pace e avevo anche dato via i suoi vestiti (mossa furbissima). Adesso vengo a sapere che per cinque mesi non faceva altro che cercare di scappare di casa per tornare da Mommy, Daddy e Big Brother, fin quando un giorno non ci è riuscito davvero uscendo dalla finestra del bagno, atterrando sul bidone della spazzatura e cominciando a girovagare fin quando è stato ritrovato dai vicini e chiamata la polizia. Tre anni e mezzo.

E’ arrivato con vestiti che puzzano di fumo in due sacchi della spazzatura e ancora i pannolini. Ha giocato tanto con Big Brother, ha scavato sotto la pila di libri per trovare Go Dog Go che leggevamo sempre (cinque mesi fa!), ma non ci ha mai guardato negli occhi, poi però quando gli abbiamo mostrato la nostra foto ha detto this is Mommy and this is my Daddy.

Non so se ce la facciamo, loro sono tre, noi siamo due, la casa è piccola, Cabiria è scappata per davvero, io poi sono in netta minoranza. Non so se ce la facciamo lo abbiamo detto tante volte, quando ci siamo trasferiti a LA, quando è arrivato K. e l’adozione sembrava lunga e difficile, quando è arrivato Little Brother la prima volta e poi se ne è andato, quando è arrivato Baby L. che per inciso è adorabile e porteremo in Italia quest’estate.

Dovrei essere felice  ma sono incazzata perchè avremmo dovuto trascorrere insieme il suo compleanno e Natale, perchè avremmo dovuto portarlo in tutti i posti dove in questi mesi abbiamo pensato se qui c’era lui faceva un casino, perchè io avevo perso le speranze ma lui no. Lui lo sapeva di farcela, anche a costo di arrampicarsi dalla finestra del bagno come nei migliori film americani.