15

Il primo giugno e cosa viene dopo

IMG_6623E’ andata più o meno così, e non nell’ordine: la sera del primo giugno Tony mi ha chiesto se davvero era andato tutto bene e potevamo stare tranquilli; il giudice non aveva la parrucca ma la toga e a little K. scappava da ridere perchè gli sembrava un vestito ma si è coraggiosamente trattenuto (parole sue); durante la festa il proprietario del parco che sembra Babbo Natale ci ha rimproverato perchè drincavamo spumante al playground; in tribunale mentre il giudice mi parlava la parte del mio cervello che capisce l’inglese si è spenta e guardavo disperatamente Tony per la traduzione estemporanea; la nostra assistente sociale preferita è venuta a supportarci; quando il giudice si è rivolto a Tony la parte del suo cervello che gli permette di fare lo spelling del suo cognome si è spenta a sua volta e ci ha messo cinque minuti e dieci tentativi a dare la risposta giusta mentre il nostro avvocato se la rideva; l’avvocato di little K. si è congratulato per l’eleganza; ho giurato con la mano in alto come nei film americani, I swear; il pomeriggio ho cucinato questa torta vegana cocco e limone che ho copiato da qualcuno dei vostri blog e era buona e abbiamo festeggiato con i mille amici di mio figlio; il giorno dopo sono andata a scuola a spiegare a dieci bambini fra i due e i quattro anni cosa significa adozione e non l’hanno capito ma si sono divorati il tiramisù alle fragole; la direttrice della nostra agenzia foster ci ha mandato una email di congratulazioni specificando che quando torniamo dalle vacanze è pronta a farci allargare ulteriormente la famiglia; le nonne che hanno visto le foto mi hanno subito chiesto perchè Little K. non aveva la giacca, vagli a spiegare quanto è stato arduo fargli tenere la camicia nei pantaloni quei cinque minuti e la cravatta era un’arma di distruzione di massa. Insomma tutti felici, Little K. è adottato al 100%, erediterà tutti i nostri money -ma più probabilmente tutti i nostri debiti, e possiamo lasciare occasionalmente il sacchetto della spazzatura fuori dal contenitore, che non verrà nessuno a controllare.

Il due giugno tutto è tornato come prima, prepara il lunch box per la scuola, una guerra per lavarsi i denti, posso portare quindici macchinine e mylittlepony nello zaino, ho baciato Marni di nuovo, leggi Peter Pan e buonanotte.

Tutto nella norma solo che siamo ancora qui, in attesa del passaporto blu, non abbiamo i biglietti, non abbiamo le valigie, non abbiamo un euro, passo le mie mattine al telefono con le signorine dell’agenzia dei passaporti, alcune sono pure diventate mie amiche.  Little K. mi chiede se in Italy la gente dorme, se in Italy la gente mangia, se in Italy può baciare le sue cugine (?). Io mi chiedo se in Italia ci andremo davvero. Dovremmo -dovevamo?- partire venerdì.IMG_6608 No ma tanto c’è tempo.

Annunci
22

Primo giugno

Allora, il primo giugno pensatemi.

Quando alle 17.30 del primo giugno voi starete contando i minuti alla fine della giornata lavorativa, starete pensando alla spesa e alla cena, starete decidendo se andare in palestra che si sa il lunedì ci vanno tutti ed è sempre affollata, starete andando a prendere vostro figlio/a all’asilo/scuola/danza/karate, quando vi starete infilando in macchina/metro o starete inforcando la bicicletta, o forse sarete in un posto e in un momento triste che non sapete perchè o come, pensate che in quel momento, ore 8.30 qui a LA, Little K con Tony e Mommy saranno tutti impupati al tribunale dei minori a finalizzare finalmente l’adozione finale.

La notizia è arrivata due giorni fa in una breve email del nostro avvocato hawaiiano che nel tempo libero suona l’ukulele, details will follow, mi scrive, aloha.

I dettagli quindi non li so, so che ci sarà il giudice con la toga e la parrucca bianca e boccolosa, e ci saranno gli avvocati con le facce finalmente rilassate e gli assistenti sociali felici, che questa è la parte più bella del lavoro. So che la mia ricerca su google dresscode adoption ceremony non ha dato risultati significativi, e che mi sono comprata un vestito elegante bianco e nero che fa molto sono una mamma di classe e affidabile e mi vesto bene perchè sono italiana. So che Tony dovrà rassegnarsi per la seconda volta nella sua vita a indossare la sua unica cravatta viola e il vestito buono. So che Little K. non farà storie più di tanto a infilarsi nel completino camicia, gilè e papillon rosa, che a lui è meglio dargli da vestire che non dargli a mangiare – detto siciliano poco traducibile. So che avrò mal di stomaco la sera prima. So che mia sorella non vede l’ora di fare ”pubblica” su Fb appena sarà ufficiale. So che piangerò tutto il tempo cercando di pensare a qualcosa che mi fa ridere per smettere di piangere ma non ci riuscirò. So che festeggeremo, dopo, con gli amici. So che little K. pensa che andiamo dal giudice per chiedergli di adottare un altro bambino. E in fondo so che il giudice non avrà la parrucca.

Soprattutto se siete in un posto e in un momento triste, pensate alla nostra storia a lieto fine. It’s gonna be ok.

Details will follow.

20

Cin cheers

Un po’ mi mancano, quelle visite settimanali -ma anche bi o trisettimanali-, e quelle domande che mi prendevano alla sprovvista. Quel passare l’aspirapolvere strategico un minuto prima che suonasse il citofono. Quel controllare ossessivamente coltelli e forbicine in giro per casa e chiudere tutto a chiave con l’apposito lucchetto a prova di incredibile Hulk.

Ma da quando abbiamo firmato gli incartamenti che ci hanno trasformato in prospective adoptive parents, tutti i nostri assistenti sociali sono spariti nel nulla. Puff. Io ancora le chiamo -loro non rispondono. Lascio messaggi in segreteria -nulla. Mando circa tre email al giorno – a volte qualcuno dà un cenno di vita. Ma perlopiù ci hanno lasciati qui, in questo limbo prospettico. Puff puff.

Perchè quando ti abitui a vedere la tua casa, e la tua vita, invasa da sconosciuti, pur con le migliori intenzioni, e poi di punto in bianco questi ormai non più sconosciuti smettono di intromettersi, ti chiedi se sia normale. Forse si sono dimenticati di noi, pensi. Beh, io di sicuro non mi sono dimenticata di loro. Non mi sono dimenticata di tutte quelle volte che ho dovuto raccontare daccapo la storia di little K, descrivere minuto per minuto la sua giornata tipo e le mille volte che ho dato l’indirizzo della scuola, sempre lo stesso.

Di quella volta che non avevo fatto la spesa e Michelle ha controllato il frigorifero e ha trovato un’insalata, tre pomodori, un vasetto di burro di arachidi (quando mai) e poco altro, e ha commentato quanto la nostra dieta sia sana, ed era seria, e forse un po’ delusa di non aver trovato  mac&cheese e ali di pollo fritte.

Di quella volta che ho aperto lo sportello della cucina per mostrare ad Allen le provviste di acqua e cibo in caso di catastrofe stile armageddon, e il gatto ha fatto capolino con nonchalance tra fagioli in scatola e confezioni di Trader O’s.

Quella volta che Julia mi ha chiesto cosa fai se tuo figlio scappa di casa, e io a convincerla che non era un’eventualità, chiudo tutto a chiave, le ho detto, e non sapevo cos’altro dire, e lei insisteva, se ma se scappa cosa fai, e io insistevo che non scappa, e siamo andate avanti così all’infinito.

Quella volta che Christian mi ha chiesto se in casa usiamo un sistema di positive reward, e io serafica gli ho detto che mio figlio mi dà uno sticker ogni volta che mi lavo i denti. Due se passo il filo interdentale.

Quella volta che Chiquita doveva venire alle sette e mezza di mattina ed è arrivata con un’ora e mezza di ritardo, vestito giallo a fiori e tacco 12 per novanta chili di ilarità con una punta di isterismo, e ha parlato del traffico di LA per quattro minuti e mezzo e chiesto di mio figlio per trenta secondi e poi se n’è andata – ma cosa vuoi da una che si fa chiamare Chiquita.

Quella volta che Brianna mi ha chiesto come integriamo il background culturale americano del bambino con quello italiano. E io ho farfugliato, cercato di cambiare argomento e infine non ho saputo rispondere, ma poi mi è venuto in mente che little K. alle feste brinda al suono di battaglia di Cin Cheers!!!, e la domenica mattina mette l’olio d’oliva sui pancake, e se non è un esempio di integrazione questo. E da allora tutte le volte spero che me lo chiedano di nuovo.

E adesso che so le risposte a tutte le domande, adesso che so cosa aspettarmi, adesso che sono diventata ossessivamente ordinata anche se pochi ci crederanno, aspetto solo di brindare Cin Cheers una volta per tutte.

IMG_0509

(Nel frattempo festeggio un anno che little K. mi chiama mommy).

(anzi mommymommymommy).

4

Butterfly effect

Screen Shot 2015-02-20 at 12.39.38 PMAlex è arrivato da San Francisco, con due giorni di ritardo, perchè ha dovuto percorrere diciassette miglia di costa avanti e indietro un paio di volte per vedere tutti gli elefanti marini e le foche e le lontre. Che poi le lontre non le ha viste, e allora si è comprato la maglietta.

Alex, quando l’ho rivisto dopo quasi due anni, mi è sembrato tanto più grande e forte e noi tanto più piccolini.

Alex è nato ventisette anni prima di K, nello stesso esatto giorno, e K è nato ventisette anni esatti dopo Alex, in quello stesso giorno in cui noi quattro, Alex, Daphne, Tony e io, ci alzavamo in un campeggio della Lapponia, io e Daphne ci nascondevamo in bagno a gonfiare i palloncini, e cantavamo buon compleanno su un plumcake finlandese variegato al cioccolato e poi partivamo a pedalare per le foreste; K è nato mentre Alex si fermava ogni chilometro per cibarsi di berries sul ciglio delle strade, e poi voleva fare una strada alternativa into the wild e allora gli abbiamo detto ci vediamo dopo, e Tony e Daphne e io siamo andati avanti a pedalare per dieci, venti, trenta chilometri, quaranta chilometri, dicendo avrà preso una scorciatoia e adesso ci spunta davanti e ci fa il verso; K è nato mentre la mamma di Alex chiamava dalla Russia per fargli gli auguri ma Daphne aveva il suo telefono e non poteva rispondere per dire che ce l’eravamo perso; forse K era già nato mentre Tony, Daphne e io ci fermavamo a pranzare in un microscopico villaggio di tre case e un’osteria, dai aspettiamolo qua, il posto più tipico e delizioso di tutto il viaggio, con marmellata dolce di frutti di bosco e zuppa cremosa ai funghi e patate burrose; K piangeva già quando Tony ha deciso di tornare indietro a cercare Alex disperso nel giorno del suo compleanno e Daphne e io cercavamo un posto per la notte dove piantare le tende e le renne ci hanno inseguito nella foresta e Daphne era preoccupata e mi ha fatto vedere l’anellino che Alex le aveva regalato; K forse dormiva quando Tony dopo aver ripercorso i quaranta chilometri ha trovato Alex con la bicicletta in spalla, e la ruota bucata, che rassegnato tornava al campeggio in cerca di aiuto, e nessuna delle tre macchine che erano passate in otto ore si erano fermate ad aiutare un povero ciclista in tutina rossa elasticizzata che si sbracciava come un pazzo e mimava ”pompa pompa” con le mani; K era nato, e vivo, e piccolissimo, mentre Tony aggiustava la ruota e la pompava e tornava indietro, caviglia infiammatissima dopo centoventichilometri, e riportava Alex a Daphne, e noi due avevamo trovato una casetta nella foresta e cucinato la cena e io avevo imparato come si monta una tenda.IMG_0481

Alex quando ti incontra la prima cosa che ti racconta è la Storia del Suo Compleanno. In una versione lunga, vittimista e melodrammatica che mi piace sempre ascoltare e che ormai capisco anche in russo. E ormai la sa anche little K.

17

Cranky

Screen Shot 2015-02-18 at 3.46.04 PMComunque no, essere una foster mom non è come essere una nonfoster.

Perchè ho dovuto aspettare un anno, tribunale permettendo, per tagliargli i capelli.

Perchè ancora adesso ogni volta che si fa un graffio devo documentare l’evento con foto e dettagliata dinamica dell’evento (si è catapultato a braccia aperte dall’altalena spiaccicandosi la faccia sul cemento; è caduto dalla bicicletta cercando di impennare e saltare contemporaneamente il giorno dopo aver imparato senza rotelle; nel tentativo di nuove acrobazie con lo skateboard si è graffiato il labbro inferiore).

Perchè per un intervento dal dentista bisogna chiedere il permesso della corte superiore del tribunale dei minori e nessuno risponde alle mie email o telefonate e l’assistente sociale manda i documenti sbagliati e non sa neanche dove sta di casa.

Perchè in tribunale l’avvocato ti chiede che sei venuto a fare, foster parent.

Perchè da un mese devo chiamare la (foster) mom del fratell(astr)o di mio figlio, per un playdate, e non trovo il coraggio, e se mi avessero detto un anno fa che avrei scritto questa frase.

Perchè nessuno mi ha spiegato che sessanta giorni dall’ultimo appello per procedere all’adozione significano sessanta giorni lavorativi, e in mezzo c’era pure Natale, e mi ero svegliata tutta contenta stamattina perchè oggi erano sessanta ma invece sono solo quarantadue, e questi giorni non passano mai.

Perchè lo devi portare dal dottore ogni due mesi anche se sprizza salute.

Perchè non possiamo viaggiare al di fuori della California, che va bene, non è l’Alaska, ma dopo San Diego e Santa Barbara e San Diego e Santa Barbara vorrei togliermi di dosso questa sensazione di esilio e fare vedere un po’ di mondo a little K.

Perchè a essere un foster kid non si scherza nemmeno. Perchè a quattro anni mio figlio ha un avvocato, quattro assistenti sociali, ha abitato in cinque case diverse, sa cos’è un giudice e gioca agli orsetti che adottano i coccodrilli, e ai neonati che vengono portati via dalla polizia. E sussulta ogni volta che suonano il campanello

No, essere una foster mom non è come essere una nonfoster. Non sempre, non oggi. Oggi siamo un po’ cranky.

Screen Shot 2015-02-18 at 3.39.34 PM

17

You are my Valentine

Screen Shot 2015-02-12 at 1.18.31 PM

Con un figlio a carico in Italia, non so se lo fai, come lo fai o se consideri anche solo di farlo.

Con un figlio qui in America, il paese delle cartoline e dei gadget per ogni occasione, segni sul calendario la data fatidica con uno sticker apposito che recita special evening e lo fai. Almeno una volta al mese, quel giorno arriva. Vai a un date con tuo marito. Non esci soltanto a cena o a vedere un film, vai proprio a un date. Che qui è kind of big deal. Una cosa ufficiale insomma. Certo non ufficiale come il primo date di cui film e telefilm americani ci hanno rimbambito per anni, ma talmente importante che poi la babysitter vuole conto e ragione di quello che avete fatto.

Comunque da quando siamo Mommy e Daddy 24/7 ci siamo ripromessi di abbracciare questa tradizione- sempre meglio del superbowl- e di andare a un date. Che poi una volta al mese diventa una volta ogni sei mesi, e non vuoi mica mancare la settimana di San Valentino.

Perchè quando hai un figlio le cose cambiano, si sa, non c’è più corsetta nel parco o yoga prima di cena. Prima di cena, o la prepari, la cena, o ti sorbisci trenta minuti di irritanti trenini parlanti nel magico mondo di Chuggington. Dopo cena non c’è neanche più Breaking Bad, che siamo riusciti a finirlo in circa due anni, e adesso mi addormento davanti alla seconda stagione di House of Cards. Dopo cena uno lava i piatti e l’altro lo mette a letto. Quando Tony non si addormenta leggendo I musicanti di Brema. Insomma, dopo cena, si dorme.

Ed è così, che dopo aver sistemato Little K con la baby-sister, come la chiama lui, ci siamo goduti una serata tanto tanto romantica, al cinema d’essai ma non popcorn free, in compagnia di The Leviathan, film russo con sottotitoli in inglese della durata di centoquarantuno minuti, su un pescatore russo che combatte i cattivoni al potere ma non disdegna la vodka. Anzi la vodka gli dà dei superpoteri. E il leviatano finisce pure male. La prossima volta la corrazzata Potemkin non ce la toglie nessuno.

Quando siamo tornati a casa Little K era ancora sveglio e ciarliero (ho mangiato tre piatti di spaghetti, mi sono lavato i denti col dito, e ho mangiato un altro piatto di spaghetti), la baby-sister sotto shock (ma quanto mangia?), detriti di macchinine (e verosimilmente spaghetti) sul letto, e una sorpresa.

Prima di addormentarsi mi ha cantato You are my sunshine di Johnny Cash.

Best Valentine ever.

Screen Shot 2015-02-12 at 1.57.51 PM