Cin cheers

Un po’ mi mancano, quelle visite settimanali -ma anche bi o trisettimanali-, e quelle domande che mi prendevano alla sprovvista. Quel passare l’aspirapolvere strategico un minuto prima che suonasse il citofono. Quel controllare ossessivamente coltelli e forbicine in giro per casa e chiudere tutto a chiave con l’apposito lucchetto a prova di incredibile Hulk.

Ma da quando abbiamo firmato gli incartamenti che ci hanno trasformato in prospective adoptive parents, tutti i nostri assistenti sociali sono spariti nel nulla. Puff. Io ancora le chiamo -loro non rispondono. Lascio messaggi in segreteria -nulla. Mando circa tre email al giorno – a volte qualcuno dà un cenno di vita. Ma perlopiù ci hanno lasciati qui, in questo limbo prospettico. Puff puff.

Perchè quando ti abitui a vedere la tua casa, e la tua vita, invasa da sconosciuti, pur con le migliori intenzioni, e poi di punto in bianco questi ormai non più sconosciuti smettono di intromettersi, ti chiedi se sia normale. Forse si sono dimenticati di noi, pensi. Beh, io di sicuro non mi sono dimenticata di loro. Non mi sono dimenticata di tutte quelle volte che ho dovuto raccontare daccapo la storia di little K, descrivere minuto per minuto la sua giornata tipo e le mille volte che ho dato l’indirizzo della scuola, sempre lo stesso.

Di quella volta che non avevo fatto la spesa e Michelle ha controllato il frigorifero e ha trovato un’insalata, tre pomodori, un vasetto di burro di arachidi (quando mai) e poco altro, e ha commentato quanto la nostra dieta sia sana, ed era seria, e forse un po’ delusa di non aver trovato  mac&cheese e ali di pollo fritte.

Di quella volta che ho aperto lo sportello della cucina per mostrare ad Allen le provviste di acqua e cibo in caso di catastrofe stile armageddon, e il gatto ha fatto capolino con nonchalance tra fagioli in scatola e confezioni di Trader O’s.

Quella volta che Julia mi ha chiesto cosa fai se tuo figlio scappa di casa, e io a convincerla che non era un’eventualità, chiudo tutto a chiave, le ho detto, e non sapevo cos’altro dire, e lei insisteva, se ma se scappa cosa fai, e io insistevo che non scappa, e siamo andate avanti così all’infinito.

Quella volta che Christian mi ha chiesto se in casa usiamo un sistema di positive reward, e io serafica gli ho detto che mio figlio mi dà uno sticker ogni volta che mi lavo i denti. Due se passo il filo interdentale.

Quella volta che Chiquita doveva venire alle sette e mezza di mattina ed è arrivata con un’ora e mezza di ritardo, vestito giallo a fiori e tacco 12 per novanta chili di ilarità con una punta di isterismo, e ha parlato del traffico di LA per quattro minuti e mezzo e chiesto di mio figlio per trenta secondi e poi se n’è andata – ma cosa vuoi da una che si fa chiamare Chiquita.

Quella volta che Brianna mi ha chiesto come integriamo il background culturale americano del bambino con quello italiano. E io ho farfugliato, cercato di cambiare argomento e infine non ho saputo rispondere, ma poi mi è venuto in mente che little K. alle feste brinda al suono di battaglia di Cin Cheers!!!, e la domenica mattina mette l’olio d’oliva sui pancake, e se non è un esempio di integrazione questo. E da allora tutte le volte spero che me lo chiedano di nuovo.

E adesso che so le risposte a tutte le domande, adesso che so cosa aspettarmi, adesso che sono diventata ossessivamente ordinata anche se pochi ci crederanno, aspetto solo di brindare Cin Cheers una volta per tutte.

IMG_0509

(Nel frattempo festeggio un anno che little K. mi chiama mommy).

(anzi mommymommymommy).

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20 thoughts on “Cin cheers

  1. Che bello! Un anno di mommy! Nostalgia del passato? Un po’ sì ma di certo molta meno ansia al suono del campanello.
    Un anno è passato a sembra ieri!
    Felice notte a tutti voi!
    Un bacio a little K

  2. Ho letto più volte i tuoi racconti in merito all’esperienza che state vivendo, ma questao di oggi è dolcissimo…..
    Un caro saluto e anch’io tifo per voi, per la famiglia e per l’amore che vi lega 🙂

  3. Ma quanti genitori non adottivi supererebbero tutti questi controlli? La mia casa è sempre un disastro, in dispensa ho patatine fritte, se mia figlia scappa di casa urlo e il gatto mi vomitava in casa… Poi a volte non so coniugare la provenienza italiana con quella italiana, figurati!

  4. Ho appena scovato il tuo blog! che bello!!!! e che esperienze si vivono in attesa di qualcuno che speriamo presto arriverà!!!! le figlie del mio compagno ora vivono con noi e quindi anche noi abbiamo dovuto avere queste visite di cui parli tu… Però sono state moooolto meno invasive delle vostre, che aspettate l’arrivo di un bimbo… certo che davvero a volte sono un po’ esagerati perchè capita a tutti di avere la casa in disordine, oppure di non aver mai pensato a delle cose, come la spesa o le sicurezze, in anticipo… baci e abbracci!

  5. Ho letto questo post due-tre volte, no, forse quattro. E non credo che mi fermerò qui. Io vi adoro e spero di rivedervi ancora a Santa Monica. Per ora cin cheers!! Un abbraccio!! PS L’olio d’oliva sui pancake, NO! quello NO!!! hahahahahahahahhaha

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