You are my Valentine

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Con un figlio a carico in Italia, non so se lo fai, come lo fai o se consideri anche solo di farlo.

Con un figlio qui in America, il paese delle cartoline e dei gadget per ogni occasione, segni sul calendario la data fatidica con uno sticker apposito che recita special evening e lo fai. Almeno una volta al mese, quel giorno arriva. Vai a un date con tuo marito. Non esci soltanto a cena o a vedere un film, vai proprio a un date. Che qui è kind of big deal. Una cosa ufficiale insomma. Certo non ufficiale come il primo date di cui film e telefilm americani ci hanno rimbambito per anni, ma talmente importante che poi la babysitter vuole conto e ragione di quello che avete fatto.

Comunque da quando siamo Mommy e Daddy 24/7 ci siamo ripromessi di abbracciare questa tradizione- sempre meglio del superbowl- e di andare a un date. Che poi una volta al mese diventa una volta ogni sei mesi, e non vuoi mica mancare la settimana di San Valentino.

Perchè quando hai un figlio le cose cambiano, si sa, non c’è più corsetta nel parco o yoga prima di cena. Prima di cena, o la prepari, la cena, o ti sorbisci trenta minuti di irritanti trenini parlanti nel magico mondo di Chuggington. Dopo cena non c’è neanche più Breaking Bad, che siamo riusciti a finirlo in circa due anni, e adesso mi addormento davanti alla seconda stagione di House of Cards. Dopo cena uno lava i piatti e l’altro lo mette a letto. Quando Tony non si addormenta leggendo I musicanti di Brema. Insomma, dopo cena, si dorme.

Ed è così, che dopo aver sistemato Little K con la baby-sister, come la chiama lui, ci siamo goduti una serata tanto tanto romantica, al cinema d’essai ma non popcorn free, in compagnia di The Leviathan, film russo con sottotitoli in inglese della durata di centoquarantuno minuti, su un pescatore russo che combatte i cattivoni al potere ma non disdegna la vodka. Anzi la vodka gli dà dei superpoteri. E il leviatano finisce pure male. La prossima volta la corrazzata Potemkin non ce la toglie nessuno.

Quando siamo tornati a casa Little K era ancora sveglio e ciarliero (ho mangiato tre piatti di spaghetti, mi sono lavato i denti col dito, e ho mangiato un altro piatto di spaghetti), la baby-sister sotto shock (ma quanto mangia?), detriti di macchinine (e verosimilmente spaghetti) sul letto, e una sorpresa.

Prima di addormentarsi mi ha cantato You are my sunshine di Johnny Cash.

Best Valentine ever.

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17 thoughts on “You are my Valentine

  1. e comunque poi crescono eh.
    quindi le cose da fare sono solo rimandate.
    (solo che poi non ne hai voglia, non ne hai la forza e sopratutto ti manca fare le cose con loro – ciao sono la mamma di un adolescente, si nota? 😉 )

  2. Diciamo che qui in Italia se e quando lo fai, la bimba la molli ai nonni – che non ti costano niente – e al di là dei gusti personali, i sottotitoli non li leggi che se non doppiamo tutto non siamo contenti

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