Jet lag effect

C’è solo una cosa che odio di più dello zucchero nel caffè, i film sui vampiri adolescenti ed i libri di Moccia.

Al di sopra di tutto io odio il jet lag.

Che in certi casi sembra protrarsi ad infinitum, soprattutto se nell’arco di un mese giri come una trottola per tre continenti, sperimenti una quindicina letti diversi, ed un numero imprecisato di pulmini turchi diventano la tua seconda casa.

E non c’è melatonina, zolpidem o tisana soporifera che tengano, ti sembrerà di essere condannata per sempre a svegliarti alle quattro del mattino, fissare per una buona mezz’ora la tua cara palma losangelina dalla finestra cercando di calcolare di quanti pollici è cresciuta in un anno, impelagarsi in una sessione notturna di yoga advanced online acquistato per sbaglio, aprire il frigorifero che sembra ancora troppo grande e, alla ricerca di un rimedio alcolico contro l’insonnia, pescare alimenti a caso che diventano in qualche modo un insolito budino estivo.

Jet lag mousse (ovvero come in realtà avrei bevuto un mohito) budino mango e lime

Ingredienti (per due persone)

  • Latte organico due bicchieri
  • Zucchero di canna tre cucchiai
  • Lime uno piccolo
  • Mango uno
  • Amido di mais due cucchiai
  • Menta due-tre ciuffetti

Come procedere

Riscaldare il latte in un pentolino a fuoco medio, aggiungere lo zucchero e l’amido di mais mescolando delicatamente,  per una decina di minuti. Spremere il succo di mezzo lime ed aggiungere un ciuffetto di menta, continuando a mescolare.

Tagliare il mango a fettine verticali e adagiare uno strato di mango in un bicchiere od una coppetta di vetro.

Quando il budino raggiunge la densità desiderata, versare un mestolo nel bicchiere, alternando le fettine di mango fino ad esaurimento degli ingredienti.

Guarnire con il restante mango, una fettina di lime e un ciuffetto di menta, e gustare freddo.

32 thoughts on “Jet lag effect

  1. Piacerissimo di conoscerti!Arrivo qui dal blog della feli…quante risate mi son fatta a leggere i tuoi post.concordo con te per il discorso del jet leg.P.s. Lords of dogtown per me è un classico che mi son rivista tre volte ( ora ho 38 anni ma prima ero una skater ).L’esperienza nel supermercato americano l’ho vissuta anch’io e per fortuna mia nel 2006 non ero vegan.Comunque dopo 40 giorni di vacanza negli USA ero tornata gonfia e grassa.Ricordo con orrore le bibite gassate tipo coca cola alla ciliegia, e tutte quelle salse messe ovunque in gran quantità.ricordo sempre quelle tre verdure nel piatto usate come accompagnamento che erano: broccoli pieni d’aglio cotti ma sempre troppo crudi, una specie di zucca giallastra insapore e cruda e un ovviamente patate.le patae mi uscivano dagli occhi ( e ame piacciono ).e poi quell’acqua che compravo (scelglievo la più economica ), la dasani me la ricordo ancora.aveva un sapore strano e io che bevevo per sgonfiarmi…dopo 10 giorni mi cade l’occhio sull’etichetta e leggo che c’è del sale.Il sale nell’acqua?ma questi sono fuori ho pensato fra me e me.così son passata alla evian ovviamente ipercostosa ma almeno bevibile.Dal punto di vista culinario per quanto mi riguarda gli stati uniti sono da dimenticare.È tutto troppo…le colazioni con quei muffin giganti che sfamerebbero una famiglia intera.il ghiaccio sempre troppo, i fritti troppo frittti.
    complimenti ancora.
    valentina

  2. Io non l’ho mai provato ma, a sentire topomarito che spesso per lavoro deve andare in Cina, direi che non piacevole per niente. Cerca di riposare, prenditi tre valeriane insieme 🙂 . Un bacione.

  3. Posso esprimere una velata invidia (non per il jet-lag, ovviamente, ma io alle 4 del mattino vado a letto… sono insonne, soffro di jat-lag perenne) ma per tutto il resto? Proverò convincere qualcuno a prepararmi le cose che proponi, io in cucina soo due schiappe in una!

  4. A parte il fatto che secondo me il jet-lag non esiste, ma è solo una estrema spossatezza e ribellione fisica alla tortura di un viaggio intercontinentale, provo una specie di mal-comune-mezzo-gaudio quando sento che qualcun altro ne soffre, come me, venendo in questa direzione. Quando torno in Italia mi faccio una dormita di dodici ore e poi, oplà, sono fresca come una rosa. Qui invece arranco per almeno una settimana tra sveglie mattutine a orari improbabili e improvvisi e imbarazzanti abbiocchi serali delle nove e un quarto. Ottimo il cocktail salutista, però la prossima volta mi sa che butterò giù un grappino.

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