Dove eravamo

Ultimamente latito, lo so.

Latito, vado al lavoro, cerco di essere gentile con la mia vicina di scrivania che quando è di buonumore mi offre i biscottini al cioccolato e menta, quando non lo è mi frega e mi costringe a comprarli, che sono quelli che vende agli scout la sua figliola, guardo fuori dalla finestra e mi distraggo osservando lo scoiattolus voracis tipico della fauna di UCLA che si arrampica in cima all’albero e mi guarda con occhietti assassini.

Mi debilito studiando per un impossibile esame di abilitazione americana, mantenendo comunque l’abbronzatura di una che sembra appena tornata da Zanzibar, mi costringo a riprovare l’esperienza-parrucchiere e mi sveglio alle cinque del mattino per andare a contemplare l’alba sul mare con Tony in un accesso di romanticismo salvo poi accorgerci che il sole tramonta, non sorge sul mare da queste parti.

Partecipo ad affollati potluck, dove reco orgogliosa salame al cioccolato annaffiato al rum e faccio ubriacare gli ospiti. Gioco a poker in inglese senza conoscere le regole, in nessuna lingua. Decido di cucinare le madeleine solo perchè sto leggendo Alla ricerca del tempo perduto dimenticandomi che non posseggo nè le formine nè il the al sapore di tiglio. Prendo lezioni di guida con la macchina giapponese di amico coreano sfrecciando a 20 miglia all’ora nel parcheggio dell’ospedale dei veterani, che poverini non bastava la guerra,  a loro insaputa continuano a rischiare la vita ogni sabato pomeriggio.

Frequento gente pericolosa che mi tenta con il chubo chubo, non una danza hawaiiana, non un’illecita sostanza messicana, ma una nuova esperienza pseudoculinaria in cui ti siedi al bancone del ristorante giapponese afferri poco convinta i bastoncini immergi verdure crude nel pentolone di acqua bollente poi le tiri fuori  totalmente a caso e le gusti accompagnate da riso tofu noodle salsine variegate. Risultato cibo dappertutto pavimento sedia bancone (capelli), più fame di prima e 40 dollari in meno.

E comunque sono tornata. Con una crostata vegana, per l’esattezza, per festeggiare il ritorno e rifocillarmi/vi dopo tutti questi eventi a dir poco emozionanti.

Crostata vegana del latitante ai doppi mirtilli

Ingredienticrostata vegana mirtilli

Per la crostata:

  • 225 gr di farina
  • 2 cucchiai di zucchero
  • la buccia di un limone grattugiata
  • mezza bustina di lievito
  • 
75 ml di latte di soia
  • 
50 gr di olio extravergine d’ oliva

Preriscaldare il forno a 150 °C. Versare la farina in una scodella e fare la fontanella nella quale versare l’olio, il latte di soia, i due cucchiai di zucchero, il lievito e la buccia del limone grattugiata; amalgamare bene tutti gli ingredienti  ed unire a poco a poco la farina, lavorando il tutto per qualche minuto. Stendere l’impasto in una teglia unta e cuocere per venticinque minuti ricoperta di legumi secchi.

Per la crema pasticcera:

  • 250 ml di latte di soia alla vanigliacrostata mirtilli
  • 1/2 cucchiaino di curcuma
  • 2 cucchiai di olio
  • 2 cucchiai di farina
  • 2 cucchiaini di zucchero a velo
  • un pezzetto di buccia di limone
  • estratto di vaniglia

Per la decorazione:

  • mirtilli freschi
  • mirtilli secchi

In un tegamino scaldare l’olio a fuoco basso, aggiungere la farina e mescolare fino a ottenere un composto omogeneo, quindi versare il latte a filo sempre mescolando per circa una decina di minuti. 
A fine cottura unire il pezzetto di buccia di limone, lo zucchero a velo ed un cucchiaino di estratto di vaniglia. 
Lasciar intiepidire prima di farcire la crostata, e ricoprirla con i mirtilli freschi e quelli secchi.

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21 thoughts on “Dove eravamo

  1. Welcome back, hon!
    Mi hai fatto sorridere con la storia dell’alba… immagino tu sia cresciuta sull’Adriatico, perché per me, che sono cresciuto sul Tirreno, il default è che il sole tramonta nel mare… e quando mi trovo in un posto che non conosco e ha il mare a oriente ci rimango malissimo! 😀

  2. A parte la torta vegana che ripaga la latitanza, sentivamp la tua assenza prolungata.
    Mille impegni, compreso Tony, ti hanno distratta dal raccontarci qualcosa di te e del tuo libercolo, del quale ci hai dato notizie con l’ultimo post.
    Come va?

  3. Anch’io sentivo la mancanza dei tuoi commentini! Anche il libriccino chiede maggiori attenzioni, dovrei essere in fase di dedica/pre/postfazione ma continuo a rimandare!!!Se tutto va bene esce a novembre 🙂

  4. Ciao cara, latitanza anche nel Midwest purtroppo, troppo indaffarata, in trepida preparazione per il viaggio in Italia 😀 .. Ma che bei ricordi mi fai venire menzionando Proust? Son decenni da quando ho letto quel libro, il profumo della madeleine e’ qualcosa che proprio non si scorda. Senti me, ma la curcuma nella pasticcera ce la metti per il colore o da anche sapore?
    Abbraccio, Giulia
    PS Che e’ successo alla grafica del blog? Mi piace ma perche’ non posso piu’ cliccare su Mi Piace?

  5. La curcuma inizialmente l’avevo messa per il colore, ma gli da anche un odore particolare ed un certo retrogusto, comunque il sapore non è molto forte!
    Il blog è diventato un po’ più minimal, ma dovresti ancora riuscire a cliccare su ”mi piace”, strano…
    Anch’io a breve rimpatrio 😀
    Baci

  6. Pingback: Mio cognato è figlio unico | supercaliveggie kitchen

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