Fame di cultura

alberto sordi spaghettoC’è un posto a Los Angeles dove puoi soddisfare la tua fame di cultura. Alla faccia di Woody Allen che sostiene che l’unico vantaggio culturale della città è che puoi girare a destra con il semaforo rosso.

Questo posto, dicevo, punto di ritrovo per tutti i connazionali italiani, offre spesso e volentieri presentazioni di libri di illustri autori nostrani, originali spettacoli teatrali e rassegne cinematografiche d’essai, anche se poi tutti vengono per ammirare l’ospite d’onore nel personaggio di Carolina Crescentini e nessuno si ferma fino alla fine a guardare l’avvincente documentario sul triangolo amoroso Anna Magnani-Roberto Rossellini-Ingrid Bergman. Nessuno tranne me e la vecchietta decrepita in prima fila dalla folta chioma azzurrina.

Il presidente parla un inglese che definire maccheronico è un tiepido eufemismo, le donne arrivano vestite come se fossero alla prima della Scala, forse peggio, e non fai in tempo a metterti in fila all’ingresso che incappi in aspiranti sceneggiatori, attori semifalliti ed attrici wannabe dallo zigomo rifatto e giornalisti semifamosi di riviste sconosciute, con la peculiare caratteristica che tutti, ma proprio tutti, quelli con cui parli sostengono fermamente di aver lavorato con Fellini almeno una volta nella vita, e per provartelo ti raccontano qualche improbabile e non richiesto aneddoto dal passato.

In questo posto la maggior parte degli italiani trapiantati all’estero viene per vedere, farsi vedere, soddisfare la propria fame di cultura, ma soprattutto per soddisfare la fame, quella vera.

Come si mangia bene ai ricevimenti di questo posto, mai in tutta LA. Catering dai migliori ristoranti italiani di tutta la città, dove le fettuccine Alfredo non sanno cosa sono, mentre focaccine croccanti, rigatoni con pomodoro e ricotta salata e miniature di tiramisù vengono presi atavicamente d’assalto dai compassati connazionali che disquisiscono dell’ultima mostra di Caravaggio al LACMA,  afferrando con nonchalance il terzo bicchiere di limoncello.

Quando si avvicina l’ora di andare a casa, l’eccentrico ottantenne napoletano che non manca mai a queste occasioni, con il suo impermeabile troppo grande ed il cappello da capitano del Titanic, ti ferma sulla porta per ricordarti di non mancare il giorno dopo alla presentazione degli imperdibili sonetti di Raffaello Sanzio. Mi raccomando, vieni, che anche lì si mangia for free.

Tiramisù arancia zenzero e cannellaarancia e zenzero tiramisu

Ingredienti (dosi per 6-7 bicchieri):
  • tortine allo zenzero
  • 500 gr di yogurt greco senza zucchero
  • 100 gr di zucchero semolato
  • 3 uova medie
  • 200 ml di succo d’arancia
  • 1 cucchiaino di zenzero
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 bicchierino di marsala
Come procedere:
Per le tortine allo zenzero, mescolare un uovo con 150 gr. di farina per dolci, due cucchiai di miele e 100 gr. di zucchero, il bicarbonato e 100 gr, di yogurt, riempire lo stampino per muffin, ed infornare per 20-25 minuti. Io ne ho fatti nove e ne ho usati 6 per il tiramisù.
Spremere le arance e filtrarne il succo fino ad ottenere 200 ml, aggiungere il liquore e lo zenzero. Lavorare i tuorli con lo zucchero e montare a neve gli albumi. Unire agli albumi montati il composto di tuorli e zucchero. Incorporare gradatamente lo yogurt, mescolando fino ad ottenere una crema densa.
Tagliare le tortine di zenzero in due-tre fette orizzontalmente. Nelle coppette o nei bicchieri, disporre a strati alterni la crema e le fette di tortina imbevuti nel succo d’arancia. Decorare con un po’ di scorza d’arancia e cannella (o cioccolato) e servire freddo, dopo almeno 6 ore ore in frigorifero.
tiramisù arancia e zenzero

39 thoughts on “Fame di cultura

  1. E bentornata! Spero che il dito affettato stia meglio e che tu riesca col tempo a far pace col mixer…
    Il tema che hai sollevato è molto interessante, e come sempre il tuo stile è leggero e interessante. Lo scorso weekend sono andato alla mostra dei Bruegel. La cito perché, per la serie c’è sempre da imparare, ignoravo che i Bruegel fossero una dinastia vera e propria, fatta di ben quattro generazioni di pittori, tutti indiscutibilmente famosi e con qualcosa da dire in termini artistici. E riflettevo come in una città come Roma l’offerta culturale sia enorme, e possa anche essere rappresentata in delle “location” eccezionali come il Chiostro del Bramante, posto che vale la pena di essere visitato a prescindere da tutto, rendendo la visione della mostra un evento a tutto tondo che ti “immerge” in un mondo quasi fatato.
    Ecco, quando bestemmio nel traffico, quando mi avveleno per le inefficienze e le storture del sistema Italia, quando sento parlare B in televisione, devo per il futuro ricordarmi che il bello è appagante di per sé. E che se me ne andassi dovrei forzosamente farne a meno, almeno nei termini in cui lo conosco oggi.
    E nonostante tutto questo, cara supercaliveggie, ti invidio tanto, perché sei lontana da questo paese in agonia. Quasi quasi ci scrivo un post.

    • Quando sento che c’è ancora B che parla in televisione mi compiaccio e mi gongolo della lontananza, anche se poi in fondo certi eventi culturali (romani ma anche milanesi) mi mancano assai!
      Ma il post lo scrivi sul Paese in agonia o su di me che invidi tanto?:P

      • Sul bello. E mi sono dimenticato, stamattina. Ti regalo una citazione di Peppino Impastato, il giornalista su cui è stato girato il film “I cento passi”. A proposito del bello.
        “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

  2. Tralascio la ricetta, perché i dolci non piacciono molto, anzi sono molto limitato nelle preferenze ma mi soffermo sul preambolo veramente gustoso. Sembra un siparietto come quello di Totò alle prese col piatto di spaghetti.
    Dunque una specie di Casa Italia improbabile e maccheronica, anche in senso lato, è questo covo di italiani soperduti nella metroploi di LA
    Felice serata
    Un caro abbraccio

  3. Mi piace la tua usanza di accoppiare una ricetta particolare ad un post (tra l’altro sempre interessante), complimenti. Il triangolo amoroso Magnani-Rossellini-Bergman….! Ah! ….noi cuori deboli, insomma mi ha sempre affascinato al punto di sentirmi un pò Rossellini anch’io, chi potevo scegliere tra quei due titani? Anna! Ovvio, per il suo interpretare, ma dove mettiamo il fascino della Ingrid che non passa certo inosservato? Vabbè ma veniamo a noi, mi hai fatto venire una fame nera che strapperei al buon Sordi quella forchetta dalle mani. E sembrerò rozza, ma non è fame di cultura! E piuttosto dimmi, il tuo dito come stà? Un abbraccio!

  4. alla faccia del buffet for free… certo che i vostri ‘raduni’ li fate bene lassu 🙂
    Non l’ho mai fatto il tiramisu con lo yogurt greco, di solito uso sempre il mascarpone… adesso sono curiosa, devo provarlo con lo yogurt! Buon w-e!

  5. Hi Hi Hi, nella tua descrizione ritrovo elementi di un possibile analogo in quel di Londra… anche se devo ammettere che un anno portarono anche la franca valeri qui (mentre l’ambasciata qui nuns sze poteva guarda’ quanto a burinaggine, anni fa). stefano

  6. anche a Sydney ci sono, e anche in Cile, dove questi “raduni” vengono organizzati in grande stile con tanto di preparazioni culinarie tipiche italiane. Non ci facciamo mancare nulla in ogni dove!!!!

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