Conversazioni americane

flagNo, mi dispiace, ma la salsa Alfredo in Italia non esiste, se conosco un Alfredo di certo lo conosco ma non lo associo a certe fettuccine grondanti colesterolo LDL allo stato puro.

Non è perchè sono vegetariana, siamo in un Paese libero, ma il chicken nella pasta proprio no, nella pizza poi per carità, ma mi chiedo e vi domando cosa mai vi abbia fatto il povero chicken, Buffalo Chicken Fried Wings, Honey Chicken, Peanut Butter Chicken, Chicken and grapes salad, sicilian penne con melanzane e chicken,  special day pizza con mozzarella e chicken, delicious brunch waffle con chicken, California chicken cafè, Greek Feta Chicken, Buffalo Popcorn Chicken, Mandarin Orange Chicken. E, non per essere noiosa, ma siamo sicuri che il buffalo ce le abbia, le ali?

Le vongole non sono un piatto tipico toscano, ed il pane all’aglio, mi spiace sfatare un altro mito, ma neanche quello lo annovererei fra i piatti caratteristici del BelPaese, non mi nominare i meatball negli spaghetti, la bruschetta non si pronuncia brusciett,  e la burrata è molto più che ”just a kind of cheese”, la buratta non saprei…

Sulla celeberrima Caesar salad, dubito che Cesare e tutti gli italiani dopo di lui abbiano mai condito di loro sponte l’insalata con mayonese, acciughe, parmigiano e succo di limone…Le noci nell’insalata mi apportano fosforo calcio ferro potassio zinco e rame anche senza essere caramelized.

E la lasagna non deve per forza contenere triplo strato di beef, ham and pancetta, ma può anche essere vegetariana o udite udite vegana.

Lasagne vegane ceci e funghi

Ingredientilasagne ceci e funghi

  • lasagna
  • besciamella vegana (50 ml olio, 50 ml di farina e 500 ml di latte di riso)
  • ceci 4 cucchiai già cotti
  • Funghi cremini 100 grammi
  • sale & pepe
  • cumino
  • olio
  • aglio

Come procedere:

Preparare la besciamella (riscaldare l’olio sul fuoco, togliere dal fuoco ed aggiungere la farina mescolando senza fare i grumi, poi aggiungere il latte tiepido, un pizzico di sale e la noce moscata, continuare a mescolare sul fuoco finchè non raggiunge la densità giusta). Frullare i ceci con un po’ di acqua ed un pizzico di cumino ed incorporarli alla besciamella. Lavare e tagliare i funghi a fettine, e cuocerli in padella con olio e due spicchi di aglio, sale, pepe e prezzemolo q.b. Versare un cucchiaio di besciamella sul fondo della teglia da forno. Iniziare a fare gli strati con la besciamella ed i funghi. Proseguire fino ad esaurimento degli ingredienti, ed infornare a 200° per 35 minuti.

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55 thoughts on “Conversazioni americane

  1. La pasta Alfredo l’ho mangiata in Nuova Zelanda in un ristorante italiano (su invito, mica vado nei ristoranti italiani in giro per il mondo!!) e non l’avevo mai sentita nominare prima di allora! Le tue lasagne sono una vera goduria, altro che spaghetti Alfredo! 😉

  2. eh eh tutto il mondo è paese.
    ho visto certe ricette “italiane” su un sito di cucina norvegese che mi facevano bloccare lo stomaco.
    Sofi (figlia n°4) che è stata a fare un giro in Australia si è meravigliata delle poche verdure che mangiano, anche lì…carne carne e chicken!!!
    Happy new year! (si può anche se è già passata una settimana nel new year?)
    baciusss

  3. So che a Roma esiste un ristorante molto conosciuto anche dai turisti che fa le tagliatelle al triplo burro. Chi le ha mangiate mi ha detto che sono buonissime ma non credo sia la ricetta a cui ti riferivi tu. Per il resto spesso le ricette nostrane quando vengono esportate cambiano faccia al punto da non essere quasi riconoscibili e la burrata, hai proprio ragione, è difficile persino da descrivere! 🙂

  4. Un giorno a N.Y. mio figlio mi ha detto – ti porto a mangiare americano – meno male, una grossa bistecca, spiedini lunghi almeno 30 cm. (io che mangio pochissima carne…) patatine fritte con salsine varie ( ! ). Almeno mi sono salvata dal chicken….
    Ho mangiato le tagliatelle all’Alfredo proprio nel suo ristorante a Manhattam ed erano veramente buone, forse perchè hanno visto che eravamo italiani e quindi un po’ esigenti in fatto di cibo, o forse, e lasciamelo dire con un po’ di orgoglio, perchè è stato mio figlio a ristrutturare il locale da cima a fondo, quindi ci hanno trattato bene…….
    In ogni caso le tue lasagne sono perfette anche per chi non è vegetariano, oltre tutto a me piacciono molto i ceci e li sperimenterò in questo piatto.
    Buon anno con un grande abbraccio.

  5. Boh! leggendo le tue conversazioni americane sono un po’ interdetto salsa Alfredo, pasta al pesce con formaggio grattuggiato ..
    e va bene. Paese dove vai, usanze che trovi.
    Un saluto serale e un abbraccio

  6. ahaha ti giuro che mi hai fatto ribaltare!! sono i pensieri che mi frullano per la testa anche a me! leggere menù americani di ristoranti pseudo-italiani è fonte di infinità ilarità. hai mai mangiato gli spaghetti alla vitello polpetta? 😀 comunque confesso che io sono diventata succube delle penne Chicken Alfredo (eresia!)

  7. Cali girl, mi sono piegata in due a leggere questo post, fenomenale! Esattamente le stasse conversazioni che ho io con gli americani! Certo pero’ che se le inventano di tutti i colori. Non e’ che il loro cibo “italiano” non sia buono, e’ solo che non e’ italiano!
    E’ proprio questa cosa che mi ha fatto iniziare a scrivere il blog chowmamma.com, anche se purtroppo non lo tengo aggiornato come faccio con quello dolce in italiano.
    Un bacione e buona serata,
    Giulia

  8. io in realtà voglio spezzare una lancia a favore della cucina italo-americana .
    in realtà la cucina italo-americana è spesso molto più autentica di quello che si possa pensare, anzi arrivo a dire che spesso, se voglio “vedere” come si cucinava in italia 50 o 60 anni fa, le ricette degli italo-americani sono le prime a cui mi rivolgo. i nostri emigranti, anche quelli di terza-quarta generazione spesso vivono in una “nuvola gastronomica”, sono tenacemente ancorati al loro passato (ovvero alla loro identità originaria) che cercano di mantenere vivo a tutti i costi. ho conosciuto persone emigrate a Londra (cambio di nazione, ma penso che la medesima cosa succeda negli US) negli anni 50 che ancora parlavano un pessimo inglese e mi raccontavano di piatti della loro infanzia, piatti che loro cucinavano ancora, che di fatto noi non troviamo quasi più (se non occasionalmente), nella cucina italiana contemporanea (intesa come pratica quotidiana).

    ovviamente gli “spaghetti + meatballs” non è un piatto italiano in se e per se, ma nasce sicuramente da un piatto tipico di moltissima nostra cucina meridionale: la pasta con le polpettine. e di esempi simili ne troviamo molti. Il discorso “non è cibo italiano” è molto, molto difficile e rischioso: il tiramisù appartiene ora oserei dire alla nuova cucina italiana (quella degli ultimi 40 anni forse), ma di fatto non lo troverete nè in artusi nè in anna gosetti della salda (le due “bibbie della cucita italiana”, assieme ad ada boni e marco g. gotti). come lo consideriamo? la cucina è fluida, la tradizione è fluida, nuove future tradizione nascono ogni giorno, altre muoiono.
    questo non vuole dire ovviamente che spesso all’estero uno vede il peggio della nostra cucina: così i mie conoscenti indiani mi assicurano che nei ristoranti indiani a Milano, di indiano esiste ben poco. ma le perle esistono e vanno trovate soprattutto nei singoli, nei ricordi delle persone e nelle loro pratiche quotidiane.
    le “fettuccine alfredo”: ovviamente non può essere un piatto romano, ma se ci spostiamo al nord, la pasta con il mascarpone è un classico della cucina lombarda, e non da ora.
    il formaggio sulla pasta col pesce: in moltissima cucina sudista il pesce azzurro viene spesso cosparso di pangrattato misto a pecorino. come dire: i diktat gastronomici non esistono, soprattutto in una cucina così differenziata come quella italiana, dove non este ovviamente La Ricetta, ma ogni ricetta è di fatto un modello di riferimento, di cui esistono mille variazioni.
    a Londa, un territorio che conosco bene, si mangia Italiano molto bene: River Cafè e Locanda Locatelli, giusto per citare due fra i più famosi e seri. Ovviamente questo non vuole dire che spesso prendano cantonate memorabili, ma generalmente hanno un approccio molto passionale e scientifico verso la nostra cucina (soprattutto gli americani). Consiglio, per chi abita negli Us, i libri di LYnne Rosseto Kaspar e la sua trasmissione The Splendid table: lei ha scritto un paio di libri sulla cucina della Lunigiana, se non erro, che sono veramente una fonte di ricette ormai spesso dimenticate. Io ho imparato molto di più dai Libri e dalla pratiche di cucina di una come Marcella Hazan, che da moltissimi libri italiani.
    … come dire: easy ragazzi a criticare in modo così indifferenziato. ciao dalla profonda campagna inglese. stefano

    • ok, ok Stefano, ti do’ mezza ragione! 😉
      Perche’ e’ vero che gli italo-americani tentano in tutti i modi di mantenere le loro tradizioni, che derivano dagli italiani che immigrarono da questa parte dell’oceano. D’altro canto non vedo tante ricette dell’Artusi che includono aglio crudo in abbondanza in ogni piatto!
      L’alfredo la fanno su base di besciamella dentro la quale sciolgono il formaggio (nei posti “buoni”, e non e’ cosi’ male.

      • 🙂 concordo su aglio. .. anche qui in uk pensano che cucina italiana = chili e chili di aglio..mah! vai a spiegare che no, non è proprio così ecc ecc ecc…
        + a me le fettuccine Alfredo piacciono, confesso (versione Marcella Hazan: con panna e parmigiano) (certo poi mega senso di colpa)(anche perchè qui abbiamo mega panna da paura!)

        • Sono d’accordo sulla tradizione in cucina e la sua naturale evoluzione nel tempo e nello spazio, la sperimentazione e l’adattamento delle ricette a seconda dei prodotti locali e perchè no, dei gusti dei diversi popoli del mondo. Ovviamente considero involuzione e non evoluzione il pollo sulla pizza e le polpette sugli spaghetti stracotti, la pasta alfredo preparata con panna e formaggi derivati da latte con aggiunta di ormoni (qui il mascarpone non sanno cos’è), l’amica messicana che mette il ketchup sulla pizza e l’amico coreano che la condisce con pancetta e gamberetti.
          Poi ovviamente c’è anche il clichè dell’italiano all’estero che si deve sempre lamentare del cibo al di fuori del suolo natìo, ma su quello ci scrivo un altro post…;)
          Ah, e la pastina in brodo con le polpette me la preparava la mia nonna quand’ero piccola (e non vegetariana 🙂 ed era buonissima. Ed ogni volta che mi convinco di aver trovato un ristorante indiano buonissimo in LA, sono puntualmente smentita dalla mia amica di Mumbai. I ristoranti italiani degni di questo nome li trovi anche qui, non molti e carucci, ma li trovi.
          Grazie per i consigli sui libri, mi documenterò volentieri, e chissà che non cambi idea su Londra e dintorni prima o poi!
          Buona giornata e buon lavoro!

  9. Oh la pizza pepperoni è bona però! Io l’ho presa da un pizzettaro scrausissimo al Village ed era da paura.
    Ovviamente ho evitato di polemizzare sul fatto che i pepperoni sono degli ortaggi e non un salume.

  10. la lasagna vegana me la segno all’istante, sono curiosissima… e in quanto allo sfogo… beh mi associo, anche se sono negli UK vale proprio tutto! Posso solo aggiungere… ma il “rissoto” che cos’e’? (P.S. citazione di ristorante (italiano?) in centro) o_O

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