Da Starbucks con Margherita Hack

Sarà un clichè da hipster, ma quello che mi piace di più di andarmene da Starbucks col mio Mac è di farmi i fatti degli altri. Mi metto a guardare il desktop dei loro computer, sbircio i libri che stanno studiando, guardo con loro le foto su Facebook. Non si fa, lo so, è da maleducati, invadenti e ficcanaso, ma vuoi mettere lo studio sociologico che ne viene fuori? E poi, diciamola tutta, è divertente.

L’altro giorno me ne stavo seduta da Starbucks con un Decaf formato small che poi per me è gigante, alla mia destra un web designer iraniano che voleva attaccare bottone, alla mia sinistra una tipa uguale precisa identica -giuro- a Margherita Hack, magari dieci anni più giovane, ma tinta di biondo con la ricrescita. Margherita stava preparando, guarda un po’, una presentazione sullo spazio e precisamente sul sole. Bella, eh, la presentazione, con tutte le figure al posto giusto, gialle e arancioni, qua e là un tocco di rosa, il disegno del sole tridimensionale tagliato a spicchi che puoi vedere quello che c’è dentro, ed una griglia tutta ordinata che spiegava la fotosfera. Mi metto a leggere le sue diapositive, sono curiosa e c’è sempre qualcosa da imparare, no? Sunlight spots, magnetosphere and atmosphere. Leggo meglio. Magentosphere. Differences between Magentosphere and Atmosphere. Errore, Margherita! Una cosa che proprio non sopporto sono gli errori ortografici, non ci posso fare niente, li noto subito col il mio radar di mancata correttrice di bozze. Magentosphere. Glielo dico o non glielo dico? Magentosphere. Wikipedia mi conferma che no, non esiste uno strato color fashion dell’atmosfera. Magentosphere. Capirà che mi stavo facendo gli affari suoi?

Non resisto, mi faccio coraggio, mi inclino quatta quatta verso sinistra e punto delicatamente il mio ditino sulla schermo, quando la Hack chiude il PC e se ne va, spazientita, forse, dai miei continui intrufolamenti. Ma non potrei giurarci. Peggio per lei. Spero che tutti si accorgano della Magentosphere. Al suo posto si siede uno studente di UCLA che mangia un muffin alla zucca facendo briciole dappertutto, commenta tutto contento la vittoria di Obama e mi passa la sua ricetta della granola. Alla zucca, ovviamente. Qua ormai tutto è alla zucca, anche il frappuccino, i cereali ed il parfait di yogurt. Neanche fossimo due casalinghe al mercato del mercoledì mattina a Valguarnera Caropepe, ricambio volentieri con la ricetta dei miei pancake salati alla zucca, che lui subito rinomina a modo suo Pancake Panini. In fondo da Starbucks si può incontrare anche gente simpatica.

Pancake zucca e zucchini o se preferite Pancake Panini

Ingredienti:

  • 1 uovo
  • 20 gr di burro
  • 250 ml di latte
  • 200 gr di farina bianca
  • 150 gr. di polpa di zucca
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di noce moscata
  • due zucchine
  • uno spicchio d’aglio
  • formaggio tipo monterey jack o provolone 100 gr.
  • semi di zucca un cucchiaio

Come procedere:

Preparare la pastella per il pancake mescolando in una scodella l’uovo, il latte, la farina, la polpa di zucca, il bicarbonato, il sale e le spezie. Fare riposare per un’oretta. Riscaldare un padellino appena unto con il burro e versare con il mestolo il composto a poco a poco fino ad ottenere circa otto-dieci pancake.

Tagliare le zucchine a rondelle e cuocerle in una padella con l’olio e lo spicchio d’aglio, aggiungendo sale q.b. e pepe. Tagliare il formaggio a fettine.

Riscaldare il forno a 180°. Disporre su una teglia rivestita con la carta da forno quattro-cinque pancake, ricoprirli di zucchine e formaggio e ricoperto da un altro pancake. Decorare in cima con le zucchine rimanenti, qualche cubetto di formaggio e semi di zucca. Riscaldare in forno per un quarto d’ora circa o finchè il formaggio non si è sciolto. Servire caldi.

24 thoughts on “Da Starbucks con Margherita Hack

  1. Gnam, gnam…ricetta invitante che voglio provare a brevissimo! Anch’io ho un pò di zucca da smaltire!!! ;-)…sai, anche a me piace fare “indagini sociologiche” come le tue, ogni tanto…qualcuno lo chiama “farsi i fatti degli altri”, io lo reputo uno “studio dell’umanità”!!! 😀

  2. ahahahaah, troppo divertente. Io ad una persona come te attaccherei bottone dopo mezzo secondo. Le farei sbirciare tutto e finirei con il parlare del mio blog, perché tanto le mie conversazioni da un po’ finiscono sempre lì.
    Hai ragione, il vero divertimento in certi casi è proprio osservare la gente. Un bacione, Pat

  3. Altezzosa la similHack. E se fosse stata la vera Hack? Novantatrenne senza patente, perché al rinnovo gliel’hanno negata per manifesta vecchiaia ..
    A me la zucca piace cotta al forno oppure nei capellacci. Però dev’essere di pelle rugosa e del tipo violina.
    Felice serata
    Un caro saluto

  4. Ciao, ti seguo spesso ma fino a ieri non potevo commentare a tutti i blog (mistero della tecnologia) andavo a finire negli spam. Volevo solo farti i complimenti per il tuo blog. Oltre ad essere bello è anche divertente! Un abbraccio.

  5. A me diverte, quando gli sbirciano il mio computer o il mio libro. E mi divertono soprattutto i modi buffi con cui cercano di dissimulare.
    A mia volta sono un curioso, e non riuscirei a trattenermi dal “buttare l’occhio”.
    Però, non sarei mai riuscito a segnalare l’errore… Mi sarei troppo vergognato! 🙂

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