Back to school

Alla mia veneranda età sono tornata a scuola. Di inglese, però, e livello advanced. Sarà stato il tour de force con l’amica V. che mi ha fatto fare il salto di qualità.

Mio papà si è commosso da diecimila chilometri di distanza e mi ha detto che se volevo mi spediva lo zainetto dei puffi di quando andavo in prima elementare. Tony non me l’ha voluto comprare, gli ho detto, ma non ti preoccupare, papà, che i puffi lo ho trovati in classe.

I miei compagnetti, classmates pardon, sono tutti giapponesi e cinesi e coreani e taiwanesi, piccolini, molto carini  e inaspettatamente comunicativi, soprattutto con me che sono l’unica color caramello e con i capelli ricci, un po’ californian un po’ italian style, insomma.

Tartassata dalle loro domande sul cibo italiano, il primo giorno li ho portati a mangiare la pizza da 800 Degree, diventando il loro mito. Il problema si è posto i giorni successivi all’ora di pranzo.  Yuzu, from Tokyo, frequenta un college femminile, non ha deciso cosa fare nella vita ma vuole approfittare di questo corso per trovare marito. Aki da Osaka, superskinny, ipertruccata e con gli occhi a palla (avrà fatto la plastica? prima o poi glielo chiedo) sembra uscita da un manga giapponese,  è schizzata e ride a sproposito, e non so perchè sembra mia cugina. Tutte e due mi invitano sempre da Yamato,  che non è una concessionaria di auto come pensavo ma un costoso ristorante giapponese.  Tomoya (chiamami Tomò) lavora per la Samsung, vuole migliorare il suo inglese per  diventare presidente della società e cerca di trascinarmi al barbecue coreano nonostante gli abbia spiegato mille volte che sono vegetariana, e non mi chiamo Arida. Direttamente dalla terra del dragone, Queenly studia International e Business qualcosa, non conosce Ai Wei Wei, si veste come se fossimo in un episodio di Gossip Girl e si tocca il naso ogni volta che ride. Lei mi propone involtini primavera e ravioli al vapore del cinese all’angolo. I taiwanesi non riesco ancora a distinguerli dagli altri.

Alla fine della prima settimana, per non offendere nessuno, ho deciso di portarmi delle panfocaccine, merito di un lievito finalmente decente (by Whole Food). Era un esperimento, per cui non ho dosato bene gli ingredienti, ma il risultato era very good. Posto solo le foto.

Ora vado a fare i compiti se no domani mi mettono impreparata.

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16 thoughts on “Back to school

  1. Ti vedo molto bene in questa scuola… la focaccia è di ottimo aspetto e il basilico dimostra l’autenticità, perciò merita un bel 10!!!

  2. L’aspetto è ottimo e le mangerei volentieri. E ti dirò che verrei volentieri anche a conoscere i tuoi compagni di corso, sebbene non saprei dire altro che ciao, visto che l’inglese, per me, è a livello elementare. Ma i tuoi racconti di questa vita “altra” (la tua), mi piacciono davvero molto

    • Grazie, il problema che ho riscontrato nella comunicazione con gli asiatici è spesso relativo alla pronuncia, completamente diversa ed a volte indecifrabile! Ho scoperto che alcuni si sottopongono a plastiche facciali per migliorare!

      • Ho visto un programma TV sulle plastiche estetiche a cui si sottopongono, soprattutto i cinesi, per essere più “occidentali”. Alcuni fanno anche interventi si allungamento degli arti… a me sembra una follia

  3. Interessante scuola! che dici, posso prendere in prestito a few of your classmates? Ben fatto per trovare il lievito, io ci ho messo tre anni a trovare la giusta combinazione di livevito e farine locali!

  4. Argh… le dosi! Un grande saggio disse: “il cuoco è un chimico indovino”.

    E allora per non perdere nessuna ricetta/esperimento dovrei portarti uno di quei lab-notebook che usiamo come quaderni di laboratorio: ogni pagina fa la copia carbone sulla successiva, così ne avresti sempre due copie!

    PS: il grande saggio sarebbe il nostro precedente coinquilino nonchè amico cuoco, che per primo commentò il post :).

  5. ah! gli Americans…

    In Paraguay feci l’errore di presentarrmi davanti a una trentina di Gringos dichiarndo che sì, ero contento di essere lì con loro ma che, per piacere, portassero pazienza, poichè il mio English era un po’… Kinky!. E io, che non sono propriamente un one man show, da quell’attimo esatto mi ritrovai al centro dei loro pensieir più teneri, tanto che il mio nome, Fabrizio, divenne Breezy, prefissato dal piccantissimo Kinky che tutto attaccato suonava pressappoco così: chinchibbriiizii!
    E che in Italiano qualcuno (che sicuramente mi vuole male) ha inopportunamente tradotto in un poco edificante… scoreggina!

    Alla mia amica Melanie di Los Angeles, che mastica lo Spanish tongue come fosse chewing gum, va dunque una dedica speciale per aver creduto in me nonostante l’accusa (del solito che mi vuole male) di aver imparato l’Inglese leggendo certi bizzarri giornaletti in prima superiore!

  6. Adoro follemente il mondo anglofono.
    Ma tu vivi in California? (:

    Articolo divertente e piacevolissimo da leggere. Felice di averlo trovato!

    xoxo
    Gossip Girl.

    Cioè, scusa, Paola (ahah!) 😛

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