La mia amica V., la cena ed il candelozzo

Dopo dieci minuti di meditazione yoga suona il timer del microonde e V. emerge dalla sua stanza ripresentandosi in cucina.

Io nel frattempo mi sono portata avanti, riattivando la caffettiera, scovando qualche ciotola di vetro e cucchiai di legno bruciacchiati ed intimando a mio marito (che chiameremo Tony) di portarci delle uova fresche.
Chè in fondo me l’ha presentata lui e si deve sentire un po’ in colpa.

In qualche modo metto insieme una crema pasticcera, che risulterà sul liquidino, preparo caffè a ripetizione nella moka da una tazza, faccio montare la panna a V. per punizione e le mostro l’arte sopraffina dell’alternare strati di savoiardi inzuppati nel caffè e crema, per poi cimentarmi nel complicatissimo spolvero finale del cacao.

Intuisco fra una chiacchera e l’altra che quella sera V. ci vuole invitare a cena, per questo ha comprato la pasta ”Radiatore”, olive, pomodori, aglio e quant’altro. Ho come l’impressione che non cucinerà lei. Vuole festeggiare il nostro anniversario di matrimonio, dice, che risale a qualche giorno prima nonchè il compleanno di sua figlia.  Ci chiede di non portare il vino perchè non vuole che sua figlia, appena ventunenne, beva se no diventa grassa. Perchè è risaputo che il tiramisù è indicato in tutte le diete.

Disperata a questo punto per la mancanza di alcolici, mi accingo a preparare un’insalata mentre Tony scova delle zucchine in stato di non decomposizione in fondo al frigo ed si inventa una pasta.

Alle otto suonano alla porta. E’ la madre di V. che ci conduce la nipote per la cena. Rinuncio a capire le dinamiche familiari e mi presento. La figlia di V. è superscazzata e soprattutto puzza di alcol lontano un miglio. La guardo con invidia e comincio a pensare a come scroccarle un goccetto di nascosto durante la serata. Nel frattempo V. intrattiene la madre per mezz’ora illustrandole la procedura del tiramisù. Al termine del racconto la madre scoppia a ridere e fa ”Ho capito, avete cucinato un pudding!”. Con lo sguardo di Jack Nicholson in Shining, mi trattengo dal tirarle qualcosa in testa e sorrido pacifica, augurando buon compleanno alla festeggiata. Grazie, mi risponde, veramente ho compiuto gli anni a maggio.

Ci sediamo a tavola, V. tira fuori un orrendo candelozzo bianco, lo mette al centro della tavola e lo accende in nostro onore. Riempie i calici con l’acqua e li guarnisce con una fettina di limone. Brindiamo all’amicizia, all’amore, ai compleanni passati e futuri, ed alle nostre prossime lezioni di cucina.

Per la cronaca, la pasta era sullo scotto andante, l’insalata appena commestibile ed il tiramisù il peggiore che abbia mai fatto, ma tutto sommato l’immersione di una giornata nella vita di una real freak americana valeva la candela. Anzi il candelozzo.

18 thoughts on “La mia amica V., la cena ed il candelozzo

  1. OMG!!!!
    “avete fatto il pudding” no! Cassato!
    Quello che traspare dal tuo divertentissimo post è ancora una volta il borghese falso perbenismo che caratterizza il 90% degli americani.
    Purtroppo per lavoro ho a che fare con un paio di queste squinze: loro sanno tutto, loro si alimentano correttamente, loro sanno educare come nessun altro i figli, se pure sembra vogliano imparare qualcosa dagli altri “popoli” alla fine esce fuori che non hanno da imparare nulla, hanno inventato tutto loro, il resto è una declinazione di American Stuff.
    Lungi da me la polemica, ma questo modo di fare delle americane mi urta in una maniera incredibile!
    Va beh,
    mi tengo le risate!
    🙂
    ciao

  2. Per fortuna le mie amiche americane sono fatte di tutt’altra pasta… e la sanno pure fare benino (almeno non scotta!). Ma ve lo siete poi fatto un bicchierino, usciti di lì? 😉

  3. Dal racconto si capisce tutto, chissa quanti successi di questo tipo si è meritata in passato Amica V.. Probabilmente è il suo modo di simpatizzare vi ha sfruttati per festeggiarvi l’anniversario, non capità tutti giorni di festeggiare. Ma usa sempre il micronde per svegliarsi?

  4. Che tipa…. ( e sua mamma mi sa non e’ da meno!), beh, mi dispiace per la tua sanita’ mentale, ma spero che ci saranno molte altre lezioni di cucina, seguite da post 😀

  5. anch’io l’ho trovato dopo un po’. Senti, complimenti, non so che mestiere fai, ma se non sei una scrittrice hai sbagliato mestiere. Mi ricordi da vicino Rossana Campo, non so se la conosci

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