Quell’insostenibile contentezza dell’essere

Il problema di vivere a Los Angeles non è il traffico. E non è nemmeno la siccità o la faglia di Sant’Andrea, che si sa, quella è una bellezza naturale e non ci possiamo fare niente.

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La vera piaga è che, quasi sempre, senza un esplicabile motivo, e spesso anche di fronte alle peggiori calamità, sei sempre contento.

Avrei dovuto sospettare qualcosa la prima volta che ho messo piede all’aeroporto del LAX ed un poliziotto mi ha intimato Smile! ottenendo un sorriso tra il terrorizzato ed il perplesso.
Poi succede che tale irritante, disdicevole e pollyannesca attitidine si insinua subdolamente nel tuo subconscio, e continui a sorridere anche se stai sull’autobus per un’ora e mezza per arrivare al lavoro, se ti si versa tutto il pranzo a base di zuppa di piselli nello zaino, o se ti si bucano le calze viola nuove, che tanto freddo non fa.

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Ma essere di buonumore persino quelle quattro volte all’anno che piove, quelle innumerevoli volte che il caffè ti spilla dal bicchiere di cartone mentre cammini disinvolta per strada, che nei film americani questo non succede mai, e ti scappa da ridere , e tutte quelle volte che perdi tempo al supermercato da Trader Joe che è così carino e colorato che ci vorresti passare la serata e comprare tutti i tipi di cereali, hummus al carciofo e preparati multigrain per pancakes: tutto questo, me ne rendo conto, comincia a diventare disgustoso e smielato.

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Ormai irrimediabilmente trasformato nella versione americana e più giovane di Tonino Guerra, ti garba pure abitare nella città più inquinata degli Stati Uniti, che l’aria ti sembra sempre più leggera di Milano, dove invece eri sempre incazzato, e senza motivo.

E se ti arrabbi, lo fai per cinque minuti o cinque secondi. Come quando ti ritrovi per sbaglio a comprare i platani al posto delle banane perchè volevi boicottare la Chiquita, e non sai che farci, che in fondo non ti piacciono nè gli uni nè gli altri, e allora ti inventi un dolcetto per qualcun altro, per dargli un motivo in più per sorridere.

platano plumcakePlumcake ”non ti arrabbiare” platani e pecan

Ingredienti

  • Un platano e mezzo
  • Latte di mandorla un bicchiere
  • Un uovo
  • Estratto di vaniglia un cucchiaino
  • Noci pecan una ventina circa
  • Olio evo due cucchiai
  • Farina integrale un bicchiere
  • Miele un cucchiaino
  • Zucchero di canna 150 gr.
  • Bicarbonato un cucchiaino

Come procedere

Tagliare il platano a tocchetti e frullarlo con il latte. Versare l’estratto di vaniglia, l’olio, lo zucchero ed il miele, e mescolare.  Aggiungere quindi l’uovo intero per ottenere un composto omogeneo, quindi incorporare la farina setacciata. Infine aggiungere il bicarbonato e mescolare bene. Il tutto deve risultare abbastanza compatto, quindi eventualmente aggiungere ancora un po’ di farina integrale.

Versare metà del composto in una teglia imburrata per plumcake, aggiungere una decina di noci pecan distanziate equamente, e ricoprirle con l’altra metà del composto, ugualmente ricoperto dalle altre noci.

Infornare nel forno già caldo a 175° per 40 minuti.

Smile!

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18 pensieri su “Quell’insostenibile contentezza dell’essere

  1. Non mi pare un difetto non arrabbiarsi mai. Anzi. Oddio qualche volta il freddo serve ma non si può avere tutto dalla vita.
    O.T. il tuo libercolo l’ho ordinato, anche se pare ci voglia una mezza vita per averlo tra le mani (si parla di un mese o giù di lì). Poi ti dico come l’ho trovato.

      • Il problema come mi hanno spiegato in libreria, è che l’editore non ha distributore e quindi le richieste vanno indirizzate a lui. Tutto qui.
        Purtroppo in Italia c’è un giro perverso nella distribuzione. Tradotto in parole semplici, non arriva in libreria e bisogna richiederlo.
        Ho anche il sospetto che raccolgano gli ordini prima di stamparlo. Questo potrebbe giustificare i tempi lunghi.
        Pazienterò.

  2. Ciao, per nulla i Dik Dik cantavano: sognando California… le Pecan le trovo in Austria, i platani qui, ormai si trovano, come tanti altri prodotti che non appartengono alla nostra cultura e tradizione ma sono d’obbligo dal momento che Udine è diventata multietnica.
    Io col platano, oltre che fritto (consiglio) faccio anche una zuppa, ho intenzione di pubblicarla presto, se on metti il parmigiano è anche vegana. Ciao.

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